Tokyo Letteraria: sulle tracce di Natsume Soseki

Proseguiamo il nostro viaggio nella Tokyo letteraria facendo nuovamente un salto nella Tokyo Meiji: abbiamo conosciuto i luoghi popolati e vissuti da Higuchi Ichiyō alla fine dell’Ottocento in Giappone, e ora assistiamo ai cambiamenti della metropoli nel primo Novecento.

L’epoca Meiji (1868-1912) ha rappresentato un momento di scossa: una nuova spinta propulsiva alla modernizzazione, forzata dalla riapertura del Paese dopo due secoli dell’isolamento, costringono il Giappone ad affacciarsi a un mondo nuovo. Gli sconvolgimenti e le innovazioni di quegli anni hanno modificato enormemente l’assetto culturale e sociale del Giappone, e Tokyo diventa il fulcro di quel cambiamento. La città, ma possiamo dire un’intera civiltà, stava cambiando sotto gli impulsi della spinta modernista.

C’è forse un autore che più di tutti ha incarnato e il cambiamento e la crisi dell’uomo Meiji, uno dei più importanti autori della letteratura giapponese moderna: Natsume Sōseki, vero e proprio figlio di Tokyo.

Sono innumerevoli le tracce lasciate da Natsume Sōseki in città, nonostante il fatto che della Tokyo di allora, oggi sia rimasto ben poco. Il terremoto del 1923 e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno infatti spazzato via la Tokyo più vecchia, eppure alcune vestigia di quel passato, della sua storia, restano ancora oggi visibili, per gli occhi di chi le vuole cogliere.

L’itinerario di oggi si snoda nella parte nord della città: ci muoviamo tra Shinjuku e Bunkyō, per le strade di quartieri che sembrano in qualche modo aver mantenuto intatta la loro atmosfera: sono gli stretti vicoli di Sendagi, dove Natsume Sōseki ha vissuto per tre anni al suo rientro da Londra, e dove si muove uno dei gatti protagonisti letterari più famosi del Giappone; è l’atmosfera peculiare di Kagurazaka, antico quartiere di geisha; e l’imponenza della Tōdai, l’Università Imperiale di Tokyo, sorta nel 1877 e simbolo stesso della cultura Meiji: è qui che Sōseki ha studiato, qui che ha insegnato, sostituendo nella cattedra di letteratura inglese Lafcadio Hearn, e qui che ha ambientato uno dei romanzi simbolo del primo Novecento giapponese: Sanshirō.


I luoghi di Natsume Sōseki

Cimitero di Zōshigaya

Ad una estremità del cimitero, dove una grande pianta di ginkgo si ergeva quasi a nascondere il cielo, lui guardò in alto, verso la cima, ed esclamò: “Tra poco sarà bella! Diventa completamente gialla e la terra, sotto, si copre di foglie dorate!” Una volta al mese passava inevitabilmente in quel luogo.

Il cuore delle cose

Kokoro, l’anima. È l’incontro di due solitudini e di due generazioni a confronto, quella che si legge nel capolavoro di Natsume Sōseki, scritto nel 1914, due anni dopo la fine dell’era Meiji. È nel cimitero Zōshigaya che il Maestro si reca, in visita ad un amico. Il senso di vuoto, il rimorso e la perdita dei punti di riferimento fanno da filo conduttore della storia.

Iniziamo dalla fine: il cimitero Zōshigaya, nel quartiere Toshima. È un cimitero pubblico fondato nel 1874, al cui interno sono ospitate le tombe di molti personaggi famosi, tra cui appunto Natsume Sōseki, che muore nel 1916 a causa di un’ulcera duodenale.

La tomba di Sōseki, una delle più grandi e con il suo nome inciso, si trova a soli 5 minuti a piedi dall’ingresso, vicino la fermata del tram Toden-Arakawa (Toden-Zōshigaya). Si racconta che Akutagawa Ryūnosuke si perse all’interno del cimitero nel cercare la tomba del suo maestro.

Prendendo poi la linea del tram (l’ultima tranvia di Tokyo) in sole 4 fermate si arriva al capolinea di Waseda, dove si trova la famosa Università, e che rappresenta una delle zone più intimamente connesse alla vita dell’autore.

Indirizzo: 4-25-1, Minami Ikebukuro, Toshima-ku


Waseda: la casa di nascita

La mia vecchia casa si trovava nel quartiere chiamato Babashita, a quattro o cinque isolati da dove abito adesso. Ho detto “quartiere”, ma in realtà era così piccolo da sembrare una stazione di posta e ai miei occhi di bambino era anche triste, essendo caduto completamente in declino.

Dietro la porta a vetri

Natsume Sōseki (all’epoca Kinnosuke) nasce nel 1867 a Babashitachō, Ushigome (attuale Kikuichō, Shinjuku), a pochi passi dalla stazione Waseda. Ci si arriva dall’uscita ovest della metro, risalendo lungo la Natsumezaka-dōri, dall’incrocio con Waseda: oggi la casa non esiste più, ma nel 1967, è stato eretto un monumento in granito nero con incisa la dicitura “luogo di nascita di Natsume Sōseki”, per commemorare il 100 ° anniversario della sua nascita.

Mio padre prese il nostro cognome di Natsume per la lunga salita che si doveva fare quando si andava a sud partendo da davanti alla nostra casa.

Indirizzo: 1-Kikuichō, Shinjuku-ku.


Natsume Sōseki Memorial Museum (Waseda)

Quando guardo fuori da dietro la porta a vetri, mi arrivano subito allo sguardo i banani, coperti per proteggerli dalla brina, gli agrifogli, le cui bacche sono diventate rosse, e i pali del telegrafo che svettano sfacciatamente.

Dietro la porta a vetri

Ci muoviamo verso Waseda-Minamichō, per scoprire la residenza in cui Natsume Sōseki trascorre gli ultimi anni della sua vita: per l’esattezza nove anni, dal 1907 fino alla sua morte nel 1916.

Questa residenza, chiamata Sōseki Sanbo, era una casa a un piano che combinava stili giapponesi e occidentali, con una veranda che affacciava sul giardino. Dal momento in cui si trasferisce qui, si dedica esclusivamente sulla sua scrittura e ogni settimana, il giovedì, ospita un salotto letterario, chiamato Mokuyokai, che diventa ben presto un luogo di ritrovo per i giovani scrittori ammiratori di Sōseki: tra questi, anche un giovane Akutagawa Ryūnosuke.

Ingresso della casa di Waseda-Minamichō ©Wikipedia

L’edificio purtroppo è andato distrutto durante un raid aereo il 25 maggio 1945 (come gran parte della Tokyo vissuta e conosciuta da Sōseki). Tuttavia, dalle sue ceneri è nato il Natsume Sōseki Memorial Museum, al fine di preservare la memoria di questo luogo per le generazioni future, raggiungibile in 10 minuti a piedi dalla stazione Waseda. Qui si trova anche il memoriale del gatto, che era un membro effettivo della famiglia Natsume.

Natsume Soseki Museum

Indirizzo
7 Minamichō, Waseda, Shinjuku-ku (uscita 1 stazione Waseda).

Biglietto d’ingresso
Mostra permanente: 300 Yen

Orario di apertura:
Aprile-Settembre: 10:00-19:00
Ottobre-Marzo: 10:00-18:00
Chiuso il lunedì e durante le feste di Capodanno (29/12 – 3/01)

Sito Internet: http://soseki-museum.jp/ (in giapponese)


Kagurazaka

Kagurazaka è una zona che riesce tutt’oggi a mantenere intatto il fascino della tradizione, con i suoi vicoli e l’atmosfera d’altri tempi. In epoca Meiji e Taishō (1912-1927) è il quartiere di geisha più importante della Yamanote, la zona “alta” della città, ed è anche il luogo in cui Sōseki ama da sempre passeggiare, sito a breve distanza dalla sua casa. Qui si reca sempre nella sua cartoleria di fiducia, per acquistare la carta per i suoi manoscritti.

Se ve lo state chiedendo, sì, la cartoleria esiste ancora, è la Sōmaya Genshirō Shōten「相馬屋源四郎商店」di fronte a Kagurazaka-dōri. Sōmaya nasce come produttore di carta e in seguito si trasforma in grossista: la carta occidentale che vende a metà dell’era Meiji diventa ben presto la preferita di Sōseki.

Indirizzo: 5-5 Kagurazaka, Shinjuku-ku. Si trova a circa 3 minuti a piedi dalla stazione Ushigome Kagurazaka, al primo piano dell’edificio Sōmaya.

Un viaggio nella Kagurazaka del 1910.


“Ma tu a pesca ci sei già andato?” La verità era che non c’ero stato quasi mai, ma da bambino una volta avevo pescato tre carassi nello stagno di Koume e un’altra volta, a una festa al tempio Bishomon di Kagurazaka, avevo tirato su una carpa lunga quasi trenta centimetri.

Il Signorino

È nei giorni di festa che il quartiere prende vita, con il centro del quartiere costituito dallo Bishomonten Zenkokuji, che appare anche ne Il signorino (1906), opera ispirata al soggiorno a Matsuyama dell’autore, che segue le vicende di un giovane insegnante di matematica che si sposta da Tokyo in una provincia lontana.

Il tempio Zenkoku è stato luogo di preghiera per la famiglia Tokugawa, eretto nel 1595 da Ieyasu, in origine nella quartiere di Chiyoda. Nel 1792 viene trasferito qui, diventando da allora simbolo del quartiere. L’accesso è a circa 5 minuti a piedi dall’uscita A3 della stazione Ushigome Kagurazaka.

Indirizzo: 5-36 Kagurazaka, Shinjuku-ku.

Proseguendo la passeggiata, in circa 10 minuti si arriva alla stazione Iidabashi. Da qui, con la linea Namboku, raggiungiamo la fermata Hon-Komagome. Questo è il nostro punto di partenza per visitare un’altra zona importante per la vita e le opere di Sōseki:  Sendagi, nel quartiere Bunkyō.


La zona di Yanesen

Sendagi: la casa del gatto

Foto tratta da Old Tokyo

Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l’ho. Dove sono nato? Non ne ho la più vaga idea. Ricordo soltanto che miagolavo disperatamente in un posto umido e oscuro. È lì che la prima volta ho visto un essere umano.

Io sono un gatto

Uno degli incipit più celebri della letteratura giapponese moderna.

Siamo nella ex-residenza di Sōseki, conosciuta come “la casa del gatto”「猫の家」che lo ha ospitato nei tre anni successivi il ritorno dall’Inghilterra (1903-1906), periodo in cui era docente di inglese presso l’Università Imperiale di Tokyo. È qui che scrive le sue prime opere, Io sono un gatto e Il signorino.

La casa oggi non esiste più, ricostruita presso il villaggio Meiji della città di Inuyama (prefettura di Aichi), al suo posto c’è un monumento in granito in cui è scritto che Sōseki ha vissuto qui (oltre a una piccola scultura del gatto).

Curiosità: nella stessa casa, dieci anni prima, ha vissuto per un breve periodo anche Mori Ōgai, che poi si trasferisce in un’altra residenza poco distante.

Indirizzo: 2-20-7, Mukōgaoka, Bunkyō-ku

A pochi minuti a piedi, è possibile raggiungere anche lo Yōgenji, tempio che appare nella scena finale de Il signorino, dove vengono conservate le ceneri di Kiyo, figura ispirata alla nonna di Hosaburō Yoneyama, uno dei più cari amici di Sōseki, prematuramente scomparso. È un tempio zen della scuola Myōshinji della setta Rinzai, molto frequentato da Sōseki, situato a circa 5 minuti a piedi dalla stazione di Hon-Komagome.


Nezu Jinja

Proseguendo dritto ci si trova lungo una strada collinare, conosciuta con il nome Uramon-zaka, parte dall’area conosciuta come Valle di Nezu, che attraverso il cancello posteriore del Nezu Jinja, si estende fino a Hongō. Una pacifica zona residenziale, che tutt’oggi conserva l’atmosfera della vecchia Tokyo, in cui possiamo immaginare il pellegrinare di Natsume Sōseki.

Qui si erge il santuario di Nezu, uno dei santuari più antichi del Giappone costruito, rimasto miracolosamente intatto: la sua struttura attuale è la stessa dal periodo Edo (1603-1868).

Questa zona è stata risparmiata dai due eventi più distruttivi del Ventesimo secolo (il terremoto del Kantō del 1923 e i bombardamenti aerei del 1945), permettendoci di respirare molta dell’atmosfera vissuta dallo stesso Sōseki, e dal professore protagonista del suo primo romanzo, Io sono un gatto.

Girovagando per il santuario, vi potrete imbattere in una pietra famosa, conosciuta con il nome di Bungo Ikoi no Ishi 「文豪憩いの石」dove si dice si sedessero Natsume Sōseki e Mori Ōgai in cerca di di ispirazione.

Indirizzo: 1-28-9, Nezu, Bunkyō-ku


Ueno e Nippori

“Sì, andiamo! Suggerisco il parco di Ueno. Potremmo mangiare i dango di Imozaka. Li ha mai assaggiati, professore? Li provi una volta anche lei, signora. Sono morbidissimi e costano poco. Servono anche sake”. Mentre quel confusionario di Tatara sta ancora blaterando, il padrone è già in attesa nell’ingresso con il cappello in testa. Quanto a me, ho di nuovo bisogno di un po’ di riposo. Non ritengo necessario andare a controllare cosa faranno i due nel parco di Ueno, o quanti piatti di dango mangeranno, e soprattutto non ho il coraggio di seguirli, quindi sorvolerò sulla loro spedizione perché nel frattempo devo rigenerarmi.

Io sono un gatto

Natsume Sōseki era legato da una profonda amicizia con Masaoka Shiki, uno dei più conosciuti poeti di haiku, e spesso trascorrevano del tempo insieme, scrivendo haiku e intavolando discussioni. Nel 1882, Shiki si trasferisce a 82-Kaminegishi-chō (Negishi 2-chome, Taitō-ku), nella residenza conosciuta con il nome di Shiki-An, spesso frequentata dallo stesso Sōseki. Non lontano, sorge una delle pasticcerie più famose della zona, citata anche in Io sono un gatto.

Habutae Dango

Habutae Dango. Foto tratta da Hanamichi Flower Path

Una pasticceria che ha più di 200 anni, nasce infatti nel 1819, e serve i famosi dango, dolce a base di mochiko (farina di riso) e riso glutinoso, una sorta di gnocco, in un’atmosfera d’altri tempi e con un piccolo giardino.

Si trova a pochi minuti a piedi dall’uscita est della stazione di Nippori (JR). Trovate maggiori info qui.

Indirizzo: 5-54-3 Higashinippori, Arakawa-ku


Università Tōdai (Hongō)

Foto Thomas Clausen

A Tokyo molte cose meravigliarono Sanshirō. Prima di tutto, lo scampanellare dei tram; poi la folla di gente che saliva e scendeva dalle vetture, nel mezzo di quello scampanellare.

Sanshirō

A pochi passi dalla stazione Tōdaimae troviamo l’Università di Tokyo, Tōdai (Tokyo Daigaku), la più antica e prestigiosa del Giappone. Si accede da Hongo-dōri, dove si trova il grande cancello rosso dell’ingresso sud-ovest, Akamon.

La Tōdai è teatro delle vicende del giovane Sanshirō, protagonista dell’omonimo romanzo, uno studente che viene dalla lontana provincia, con il suo carico di genuino stupore e curiosità verso la modernità della metropoli. È con i suoi occhi che possiamo scoprire la Tokyo di primo Novecento, con i suoi tram, i suoi ristoranti e caffè, le aule universitarie: un’epoca di vero e proprio fermento culturale, che durò solo una manciata di anni, prima di scontrarsi con l’insorgere dei nazionalismi e di una dittatura militare, negli anni Trenta.

Rimase immobile fissando la superficie dello stagno: numerosi alberi si specchiavano nell’acqua e sul fondo si scorgeva il riflesso del cielo sereno. Non pensava più ai tram, a Tokyo, al Giappone e gli pareva di essere lontano da tutto. E in quello stato d’animo si andava a poco a poco facendo strada un senso di malinconia, simile a una nuvola leggera.

Stagno di Sanshirō
Foto Wikipedia

L’Università sorge nei terreni che appartenevano al clan dei Maeda, del dominio di Kaga, uno dei clan più importanti di epoca Tokugawa, e qui sorgeva la loro imponente residenza, circondata da meravigliosi giardini. E qui, nascosto da un piccolo bosco, sorge lo stagno Ikutokuen Shinji-ike 「育徳園心字池」che diventa poi famoso come “lo stagno di Sanshirō“, cui si può accedere liberamente.

Indirizzo: 7-3-1 Hongō, Bunkyō-ku (8 minuti a piedi dalla fermata della metro Tōdaimae).


Bibliografia:

  • Io sono un gatto (Wagahai wa neko de aru), traduzione di Antonietta Pastore (Neri Pozza)
  • Sanshirō, traduzione di Maria Teresa Orsi (Marsilio Editore)
  • Il signorino (Bocchan), traduzione di Antonietta Pastore (Neri Pozza)
  • Il cuore delle cose (Kokoro), traduzione di Gian Carlo Calza (Neri Pozza)
  • Dietro la porta a vetri (Garasuto no naka) traduzione di Irene Starace (Pensa Multimedia)
Daniela

Yamatologa per caso, traduttrice per passione, sognatrice di professione. Un vita in bilico tra Roma e il Giappone, e una passione per la fotografia, la cucina, i libri e i gatti.

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