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Capodanno a Tokyo

Benvenuto 2020, anno del Topo e inizio di un nuovo e scoppiettante decennio.

Mai come quest’anno mi sento particolarmente elettrizzata dai nuovi inizi, e dal vento di cambiamento che spero questo nuovo anno appena cominciato porti con sé. Sarebbe bello riuscire a mantenere questo spirito propositivo per tutto l’anno, senza venire assorbiti completamente dalla routine delle cose da fare, non ho purtroppo ricette magiche, ma tenterò di conservare la gioia e la voglia di fare di questi primi giorni.

Sono rientrata dal viaggio a Tokyo, che come al solito è stata in grado di accogliermi e farmi sentire subito a casa. Un po’ come quelle amicizie il cui filo si protrae nel corso degli anni, e anche se non ci si vede e non ci si sente più tutti i giorni come un tempo, basta un attimo, la scintilla dell’incontro, per riprendere il discorso esattamente da dove lo avevamo lasciato.

Tokyo per me rappresenta esattamente questo, un discorso mai interrotto, di cui riprendere costantemente le fila.

Nonostante i miei anni di “onorata carriera” da nipponista, questa è la prima volta che mi trovo ad affrontare un viaggio in un periodo così particolare come quello di Capodanno (Oshōgatsu è una delle più importanti feste giapponesi), e dire che è filato tutto liscio come pensavo sarebbe una bugia.

Ci sono state difficoltà e diversi problemi dovuti, da un lato, alla chiusura di tanti posti, dall’altro per la ressa costante tipica dei giorni di festa.

Dall’altro, vivere la magia di questo periodo in Giappone è stata senza dubbio un’esperienza indimenticabile, il clima di festa, le illuminazioni, il calore di una scodella di ramen bollente, l’allegra frenesia che ci ha circondato ovunque andassimo. Viaggiare in questo momento, con il freddo dell’inverno che penetra tra i vestiti, rendendo la mente libera e il pensiero aguzzo, mi ha permesso di vivere il Giappone in una luce completamente speciale. Riconosco, infine, la mia grande fortuna ad aver trovato sempre bellissime giornate piene di sole e dall’aria pulita e nitida, cosa che mi ha permesso di vedere (finalmente!) il monte Fuji in tutta la sua maestosità.

Illuminazioni di Shinjuku Terrace City

Come dicevo, dunque viaggiare in questo periodo riserva diversi aspetti negativi, e altrettanti aspetti positivi. Muoversi sotto Capodanno non è affatto semplice, i mezzi sono meno frequenti, spesso strapieni (diciamo che la situazione a Roma d’altra parte è più o meno così 365 giorni l’anno, quindi sono allenata), e i luoghi sono decisamente più affollati.

Viaggiare a Capodanno: i contro.

Il Capodanno in Giappone è una delle feste più sentite e importanti del paese. I giorni di festa sono gli ultimi 3 di dicembre e i primi 3 di gennaio, inoltre quest’anno le feste cadevano decisamente bene, dal momento che il 3 gennaio era venerdì, tanto che moltissimi luoghi, negozi e ristoranti ne hanno approfittato per fare ponte fino al 5 gennaio.

Dunque, ci siamo trovati spesso in difficoltà per trovare ristoranti e locali per mangiare (relativa, va detto, perché comunque siamo sempre riusciti a sfamarci senza troppi problemi), e chiaramente quelli aperti avevano spesso lunghissime code di gente.

Anche tantissimi negozi sono chiusi in quei giorni (siamo passati per la Textile Town di Nippori il 3 gennaio ed era la desolazione assoluta), e, cosa che mi ha particolarmente stupito, anche i centri commerciali. Ero andata infatti da Caretta Shiodome per vedere le famose luminarie di Natale (di cui vi ho parlato qui), e ho trovato tutto spento, con un cartello che diceva che il centro commerciale era chiuso fino al 5 gennaio.

Oltre a ristoranti e negozi, anche i musei e i giardini sono chiusi nelle giornate dal 29/12 al 03/01, quindi prima di partire conviene studiarsi molto attentamente le chiusure per evitare di fare viaggi a vuoto (purtroppo non sempre Internet è di grande aiuto). A Tokyo, ad esempio, la maggior parte dei giardini (quelli principali almeno) erano chiusi dal 29/12 al 01/01, insieme ai principali musei (Il Tokyo National Museum era chiuso fino al 3 gennaio, l’Edo Tokyo Museum fino al 1 gennaio).

Templi e santuari invece sono per lo più aperti sia per la fine dell’anno, sia, in particolare, per i i primi di gennaio, quando i giapponesi vi si recano per lo hatsumōde, la prima visita dell’anno. Ovviamente questo significava trovare un po’ ovunque (anche nei santuari più piccoli e meno conosciuti) file interminabili di persone.

Hatsumode all’Oji Jinja

L’altro grande contro è appunto rappresentato dalla folla. Se vi muovete da Tokyo con i treni, calcolate che troverete tantissime persone, per dirvi al ritorno da Shizuoka volevamo prendere lo shinkansen per Tokyo, ma c’erano posti SOLO IN PIEDI, infatti tutti i treni erano al completo.

Non vi dico nemmeno la folla che abbiamo potuto trovare al Sensōji il 1° gennaio, quando la polizia dirigeva il traffico umano all’incrocio. A un certo punto era la folla a trasportarci in giro, e non era possibile fare altrimenti che seguire il flusso.

Sensōji, 1 gennaio 2020


I pro: cose da fare durante il Capodanno

Con il Capodanno in Giappone si assiste a una sorta di rito ancestrale, un ricongiungimento dei giapponesi con le loro tradizioni. Festeggiare il Capodanno in Giappone è molto diverso da come siamo abituati in Occidente, e tutto si riconduce a una dimensione più intima e familiare.

Ovviamente, esiste anche un altro modo di festeggiare, più vicino al nostro, come ad esempio il Count Down a Shibuya, i party di fine anno nei club a Roppongi, o i fuochi d’artificio a Yokohama. Tuttavia, reputo personalmente che festeggiare il Capodanno esattamente come avrei potuto festeggiarlo in qualunque altro luogo al mondo non avrebbe avuto un gran senso, mentre è molto più bello vivere da vicino tradizioni lontane dalle nostre.

I riti della fine e inizio anno sono legati alle usanze buddhiste e shinto, e se la fine dell’anno si celebra con i 108 rintocchi delle campane nei templi buddhisti, il nuovo anno si apre con la tradizionale visita al santuario secondo la tradizione dello hatsumōde (si può fare anche in un tempio buddhista, ma tradizionalmente è più sentita l’usanza shintoista).

Noi il 31 sera ne abbiamo approfittato per fare un giro tra Harajuku e Omotesando, strada che era costellata di banchetti di street food vario, poi abbiamo fatto un salto a Shibuya per le illuminazioni natalizie Blue Cave, a dir poco suggestive, e infine abbiamo fatto il count down allo Zōjōji, che si trova vicino alla Tokyo Tower, ed il tempio principale Jōdo-shū della setta Chinzei. È inoltre il mausoleo della famiglia Tokugawa.

Aspettando la mezzanotte allo Zojoji


Joya no Kane, salutare l’anno con i rintocchi delle campane

Secondo la tradizione buddhista, prima della mezzanotte ci si reca al tempio per il rituale del joya no kane 「除夜の鐘」la campana di fine anno, che viene fatta suonare 108 volte. Attraverso i 108 rintocchi delle campane ci liberiamo dai nostri 108 bonnō 「煩悩」i desideri terreni, all’origine della sofferenza umana: ogni rintocco quindi ci purifica di uno di essi, permettendoci così di iniziare il nuovo anno purificati.

Tantissimi templi permettono di assistere alla cerimonia e in molti casi anche partecipare (a volte a pagamento, nella maggior parte dei casi su prenotazione).

A Tokyo i templi più frequentati e popolari per i festeggiamenti di fine anno sono:


Sensōji a Asakusa (i rintocchi iniziano a partire dalle 23.00)

Tsukiji Honganji, vicino al mercato del pesce (ci si può mettere in coda dalle 23.20 per suonare la campana, vengono distribuiti i numerini)

Zōjōji, Shiba-kōen (i rintocchi iniziano a mezzanotte)

Zenpukuji, Azabu (ci si mette in coda dalle 23.30 per suonare la campana)

Hōmyōji, Ikebukuro (i rintocchi cominciano a mezzanotte, ed è permesso di suonare la campana alle prime 500 persone che arrivano)


Hatsumōde, la prima visita dell’anno al santuario

Hatsumode al tempio Taishakuten, Shibamata, 1 gennaio 2020

Questi sono giorni di fermento nei templi e nei santuari, dove si respira un’aria di festa, e in cui è facile imbattersi in tantissimi stand gastronomici che propongono street food in tutte le salse e per tutti i gusti. Allo Zōjōji, prima di mezzanotte, abbiamo avuto modo di provare tante cose buone da mangiare, inclusi i toshi-koshi soba, i soba dell’anno nuovo, che si pensa portino fortuna (un po’ come le nostre lenticchie dopo la mezzanotte).

Con lo scattare della mezzanotte, moltissimi fedeli si metteranno in fila per la prima visita al santuario, e le visite continueranno almeno per i primi 3 giorni dell’anno.

Con l’occasione, si acquistano i nuovi omamori (amuleti di protezione) per il nuovo anno, inoltre è tradizione acquistare uno hamaya 「破魔矢」una freccia per scacciare tutti i mali dalla casa, che va appesa nell’angolo nord-est della casa, quello ritenuto più propenso a intrusioni maligne.

Altra tradizione consiste nell’acquisto di un omikuji, un oracolo che ci dirà se il nuovo anno sarà fortunato, oppure no. Si scuote un contenitore di legno per far uscire un bastoncino numerato, questo bastoncino corrisponde ad un foglietto su cui è scritto che tipo di fortuna avrete. Se il foglietto è fortunato, si tiene con sé, altrimenti se la predizione è maligna, il biglietto viene annodato al ramo di un albero, sperando che la sfortuna resti lì e non ci segua.


Un saluto all’imperatore, il 2 gennaio

Il 2 Gennaio, insieme al giorno del compleanno dell’imperatore, che per Naruhito è il 23 febbraio, sono gli unici giorni in cui è possibile accedere al Palazzo Imperiale per il saluto dell’imperatore. Lui e la famiglia appaiono su un balconata dietro ad uno schermo protettivo alle 10:10, 11:00, 11:50, 13:30 e 14:20, salutando la folla e facendo gli auguri di buon anno.

Si accede dall’ingresso di Nijubashi, che apre alle 9.30. Consiglio di presentarsi molto presto, dal momento che l’evento richiama tantissimi giapponesi.


Le tradizioni culinarie

Se a fine anno è usanza mangiare la soba, il primo giorno dell’anno invece si mangiano i piatti tradizionali del Capodanno, che sono chiamati Osechi ryōri, una selezione di cibi tipici giapponesi che vengono serviti su un particolare contenitore laccato chiamato jūbako.

Tutti gli alimenti che compongono lo osechi sono di buon auspicio, e hanno un significato di prosperità e longevità:  il gambero e l’alga kombu, simbolo di ricchezza e prosperità; l’orata è di buon auspicio; le uova di aringa, simbolo di fertilità; i fagioli neri di soia, simbolo di salute e propiziatori per il lavoro; il daikon, emblema di longevità; le castagne cotte con zucchero, simbolo di successo e prosperità.

Inoltre, è tradizione bere, in coppe speciali, un particolare tipo di sake speziato chiamato Toso, in origine una sorta di elisir che si riteneva in grado di guarire ogni malattia.

Infine, si mangia lozōni, letteralmente bollire diverse cose, una zuppa di mochi e altri ingredienti che variano a seconda della regione nella quale viene preparato. Si utilizzano i mochi perché tradizionalmente si ritiene che nutrirsi col riso conferisca agli uomini l’energia vitale necessaria per il proseguimento della vita.

Devo dire quindi che il nostro Capodanno stavolta è stato a dir poco speciale, e nonostante i piccoli intoppi e problemi avuti, è stato bello iniziare il 2020 nella città che amo così tanto.

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