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令和 REIWA: quello che c’è da sapere sul nome della nuova era giapponese

Lo scorso lunedì 1° Aprile, quando in Italia era ancora troppo presto per iniziare la giornata, in Giappone già si era compiuto un evento molto atteso per la sua portata storica: l’annuncio della nuova era imperiale.

「令和」 Reiwa, questo il nome, inizierà ufficialmente il prossimo 1° Maggio, con l’ascesa al trono dell’imperatore Naruhito, e prenderà il posto di 「平成」 Heisei nei documenti ufficiali, nei testi per uso domestico e soprattutto nell’animo delle persone.

Da esterni, potremmo anche sottovalutare la portata dell’avvenimento e vedere questi nomi come un tecnicismo appartenente ad un passato immobile, ma sbaglieremmo: la loro importanza è proprio nel raccontare come cambiano un popolo e i suoi desideri per il futuro.

Come consuetudine in rubrica, parlare dell’era 「令和」 Reiwa ci regalerà un nuovo esempio per capire la potenza delle parole e vedere ancora una volta come lingua, cultura e società siano intimamente legate.

Le ere giapponesi, o gengō 「元号」 che seguono ogni imperatore regnante, costituiscono infatti dei veri e propri spartiacque, non solo a livello di datazioni ufficiali e burocrazia ma anche di vita quotidiana, raccogliendo in sé quello che i filosofi tedeschi chiamavano lo zeitgeist, lo spirito dei tempi, ovvero l’essenza degli anni, a partire dalla Storia con la “esse” maiuscola fino alle mode del momento.

Alla chiusura di un’era si fanno così bilanci e si fermano le immagini che la distingueranno nel tempo. Contemporaneamente, l’annuncio del nome della prossima accende aspettative e desideri su quello che sarà il corso politico e sociale degli anni a venire.

Adesso, al termine dell’era 平成 Heisei (della “pace realizzata”) aperta nel 1989 con un Giappone in crescita economica, primo nel settore elettronico e rosee prospettive per il futuro, lo sguardo verso il passato, dopo trent’anni di recessione, crisi demografica, instabilità economica, calamità naturali e timori per il terrorismo internazionale, è deluso e rassegnato.

La nuova era ben incarna i tratti della sempre maggiore voglia di cambiare pagina in Giappone e di riportare il Paese a crescere: possiamo così immaginare e capire facilmente la portata dell’attesa prima dell’annuncio del 1° Aprile.

Evento che, nella proverbiale precisione giapponese per i cerimoniali, è stato preceduto dalla massima segretezza, senza rumors o anticipazioni sconvolgenti. C’è da crederci però che, quando i media hanno mostrato i due kanji 令和, nella mente, o meglio nel cuore, dei cittadini giapponesi sia nata una nuova fiducia verso il futuro racchiusa tutta, come un piccolo tesoro, in questi due caratteri.

Di seguito vi lascio quindi qualche approfondimento e degli spunti di riflessione per capire meglio l’impatto linguistico, ma anche sociale, della neonata epoca.


COME VIENE SCELTO IL NOME?

Fonte: Nikkei Asian Review (Photo by Koji Uema)

Nell’epoca moderna, la decisione prevede un preciso protocollo: si inizia con pool di linguisti e classicisti che, a partire da brani della letteratura antica cinese e giapponese, avanza delle proposte ad un ristretto gruppo di esperti, appuntati dal Kunaichō (l’Agenzia per gli affari imperiali) e dal Governo, provenienti dal settore della cultura, ricerca, media e business.

Compito di queste personalità è valutare i suggerimenti, restringere la rosa finale a pochi termini e proporli poi alla valutazione finale del Naikaku, il Consiglio dei Ministri.

Dall’entrata in vigore nel 1979 di un apposita normativa sulla scelta del nome, è lo stesso Consiglio che seleziona e approva la proposta finale definitiva.

Il gengō deve rispondere ad una precisa serie di condizioni che, come ricorda dall’Asahi Shinbun sono:

  • Essere portatore di valori d’ispirazione per la popolazione
  • Essere composto da due caratteri
  • Essere facile da ricordare, scrivere e leggere anche da chi ha un grado di istruzione più basso
  • Non essere una parola di uso comune o comunque già presente nel vocabolario
  • Non essere stato già usato come nome di un’altra epoca. Non sono ammessi nemmeno kanji diversi con uguale lettura rispetto ad un era precedente.
  • Essere individuabile tramite una singola lettera dell’alfabeto latino nei documenti o programmi elettronici, a patto che non sia uguale a quella di ere immediatamente precedenti. Quindi avremo, per esempio: M=Meiji; T=Taishō; S=ShōwaH=Heisei e R=Reiwa.

QUANDO AVVIENE LA SCELTA?

Per tradizione, la decisione del nome avviene dopo la morte dell’imperatore, nel breve tempo che segue fino all’insediamento del nuovo sovrano.

Questa volta invece, dopo 200 anni, avendo l’imperatore Akihito annunciato la volontà di abdicare, quasi tre anni fa, non solo la scelta è avvenuta con il sovrano precedente ancora vivo e in carica, ma le valutazioni per la scelta definitiva hanno potuto avere molto più tempo. Utile in particolare per aggiornare in tempo documenti ufficiali e software senza rischi di errore.

Il nome dell’esperto, o degli esperti, che hanno suggerito l’alternativa vincente non è stato ufficialmente rivelato anche se il Mainichi Shinbun afferma che possa essere Susumu Nakanishi, professor emerito dell’Università di Osaka e grande esperto di kanbun (letteratura cinese).

QUANTE ERE CI SONO STATE?

Andando a ritroso nel tempo, la prima era giapponese a seguire la datazione gengō risale al 645 d.C. del nostro calendario gregoriano con l’epoca Taika「大化」 (“grande cambiamento”) dell’imperatore Kōtoku. Dopo una prima discontinuità, il sistema delle ere è stato definitivamente istituzionalizzato con l’epoca Edo (XVII secolo) e fino all’epoca Heisei, ne contiamo 248.

Se avete la voglia di leggerne tutti i nomi, Wikipedia ne riporta l’elenco completo.


COSA SIGNIFICANO I CARATTERI?

People look at a copy of extra edition of a local newspaper reporting the name of new era “Reiwa” is unveiled in Tokyo, Monday, April 1, 2019. Japan says next emperor Naruhito’s era name is Reiwa, effective May 1 when he takes the throne from his father. (AP Photo/Koji Sasahara)

Come abbiamo visto nel primo punto, il fatto che i kanji di 令和 Reiwa siano molto diffusi, risponde ad una ben precisa esigenza di chiarezza e leggibilità del termine. Quando però si affronta il contenuto semantico da questi segni, ci si trova davanti ad una ricchezza di significati che lascia molto più spazio all’immaginazione e alle varie interpretazioni del nome.

Leggendo dal Kanji Gen, dizionario etimologico dei caratteri giapponesi, vediamo quindi più da vicino i loro possibili significati.

「令」

Letture ON: Rei, Ryō

Altre letture speciali: Iitsuke, Osa, Yo-i 

Il segno per 「令」 REI è un pittogramma che si compone di due parti: i due tratti superiori, formanti un triangolo, rappresentano una corona o simboleggiano un raccoglimento in presenza di un entità superiore mentre, nella parte inferiore, troviamo la rappresentazione stilizzata di un uomo in ginocchio (maggiori dettagli qui: https://okjiten.jp/kanji686.html ).

L’immagine che vuole essere trasmessa, e il significato originale e più antico, è dunque quello di “una persona inginocchiata in ascolto di una divinità o di un superiore”.

Tra i significati più comuni ci sono: “regola”, “annuncio”, “conformità ad una disposizione ed appunto “ordine”, come nel comune composto 命令 meirei .

Come puntualizzato subito anche da alcuni docenti universitari intervistati dal Nikkei Shinbun però oltre a “ordine, dovere”, 令 presenta anche il significato più antico di “buono, puro” che compare in parole desuete come 「令嬢」 Reijō  (appellativo onorifico per la figlia di un superiore, “Sua Figlia”)  o 「令息」 Reisoku (“Suo FIglio”). Nel cinese classico, inoltre il carattere appare spesso con il significato di “benaugurale” o “positivo”.

「和」

Letture ON: Wa, O, Ka

Letture KUN: Yawa-ragu, Yawa-rakeru, Nago-mu, A-eru, Na-gu, Nagi

Lettura speciale: Yamato

Il kanji nasce come un Keisei moji, ovvero una tipologia di carattere (alla quale appartengono circa l’80% di tutti i kanji) composta da una parte, di solito il radicale, che ne guida la lettura ad un’altra che si ricollega al significato.

A sinistra troviamo così il radicale della pianta di riso ⽲, rappresentata qui in maniera essenziale come una spiga piegata dal peso dei chicchi, ed, a sinistra, il pittogramma per bocca 口.

Il radicale di spiga è qui solo per il suo valore fonetico di A o Ka, che è la stessa lettura di 會, antico kanji con il significato di 会う Au “incontrare” a volere esprimere che, come “le voci che provengono dalle bocche di due persone entrano in equilibrio quando si comunica” così 和 vuole esprimere i concetti di “armonia, accordo e distensione” (maggiori dettagli qua).

Occorrenze comuni di 和 sono infatti parole come 「調和」 chōwa “armonia”, 「平和」 heiwa “pace”, 「和ぐ」 yawaragu “placarsi” , 「和む」 nagomu “calmare” ma anche 「和える」 aeru “condire” perché in pratica è l’azione di “mettere in armonia i sapori”.

Lontano da questo campo semantico, ma molto interessante per la valenza all’interno di 令和, è il valore di 和 comeやまと Yamato, ovvero “spirito giapponese”. 和 infatti identifica tutto quello che è culturalmente giapponese, da un testo 「和文」 wabun, a un pasto 「和食」 washōku, fino all’arredamento di una camera 「和室」 washitsu, spesso in contrapposizione con 洋 “Occidentale”.

DA DOVE SONO STATI TRATTI?

Altra caratteristica innovativa dei caratteri è la fonte di provenienza che, per la prima volta, non è la letteratura classica cinese ma il testo di un Waka una poesia classica, tratto da uno delle più antiche opere in giapponese ovvero il Man’yōshū.

Il testo, con i kanji di 令和 Reiwa evidenziati, recita così  :

『初春(しよしゆん)の月(れいげつ)にして、気淑(よ)く風(やはら)ぎ、梅は鏡前(きやうぜん)の粉(こ)を披(ひら)き、蘭(らん)は珮後(はいご)の香(かう)を薫(かをら)す』

e parla della bellezza di un pruno 梅 nel suo momento di fioritura dopo un rigido inverno.

MA COSA SIGNIFICA REIWA?

Dal momento del suo annuncio pubblico, diverse interpretazione del nome 「令和」 sono state date parallelamente alle varie dichiarazioni pubbliche dei politici.

La prima a circolare è quella che traduceva l’epoca come “Ordine e Armonia”, attenendosi ai significati più comuni dei kanji, motivando la scelta a partire dal comune desiderio di stabilità dopo un’epoca di incertezze.

Un secondo significato è stato suggerito dal Primo Ministro Abe durante il primo incontro con i giornalisti, dichiarando che:

“この令和には人々が美しく心を寄せ合う中で、文化が生まれ育つという意味が込められております (Kono reiwa ni wa hitobito ga utsukushiku kokoro o yoseau naka de, bunka ga umaresodatsu to iu imi ga komerarete orimasu)”

“In REIWA si intravede il senso di una cultura nata e cresciuta grazie ad un popolo meravigliosamente unito nel cuore”.

Fonte: Japan Times

Il riferimento alla forza dell’identità originale giapponese e alla sua promozione contro le minacce derivanti dalla globalizzazione, è poi stata ribadita dallo stesso Premier  con la dichiarazione:

普段、何げなく使ってきた元号の意義を考えることは、日本人のアイデンティティーを見つめ直すことにもつながるはずだ (Fudan, nanigenaku tsukattekita gengō no igi o kangaeru koto wa, nihonjin no aidentitī o mitsumenaosu koto ni mo tsunagaru hazu da)

“Ci si può aspettare che in maniera del tutto naturale, il senso del nome dell’epoca possa portare anche ad una riscoperta dell’identità giapponese”.

Posizione avvalorata da alcuni giornali grazie alla scelta di una fonte letteraria di origine giapponese, il Man’yōshū, costituito “democraticamente” da poemi scritti da autori di diversa classe sociale e dalla presenza di 和, letto in questo caso come Yamato.

Per mettere fine a tutte le interpretazioni, il Ministero degli Esteri Giapponese ha quindi diffuso la traduzione ufficiale di 「令和」 Reiwa come “Beautiful Harmony”.

L’interpretazione del primo kanji non ha nulla a che vedere con il comando, prendendo invece in considerazione i significati benauguranti (che abbiamo citato sopra), mentre per il secondo si conferma la traduzione come “Armonia” senza riferimenti all’identità giapponese.


QUALCHE ALTRA COSA DA SAPERE

  • I kanji utilizzati per compilare i nomi delle ere dall’inizio a oggi sono stati in tutto 72 (fonte). Il più comune è stato 永 ei “eterno”, con 29 occorrenze, seguito da 天 ten “cielo” e 元 gen “origine” con 27 apparizioni.
  • Da un’analisi pubblicata qui relativamente alle iniziali delle epoche in caratteri latini, risulta che K, T, E e J siano le lettere più comuni.
  • 令 è la prima volta che fa la sua comparsa mentre 和 è stato già utilizzato in precedenza altre 19 volte.
  • Parallelamente all’annuncio pubblico in Giappone, nelle Ambasciate di tutto il mondo è stato diffuso un comunicato sulle modalità di traslitterazione nei sistemi di scrittura locali. Per il rōmaji, l’unica trascrizione ammessa è REIWA.
  • 令和 Reiwa è la prima era annunciata nell’epoca dei social. Subito dopo l’annuncio del 1° Aprile, infatti, 1 milione di Tweet (fonte) contenenti i caratteri sono stati condivisi in Giappone, e nel resto del mondo assieme a parole ricorrente come かっこいい (“Bello!”) o 新しい (“Nuovo”). A cinque ore dall’annuncio, considerando anche i retweet, il numero era già salito a  più di quattro milioni di interazioni. Successivi analisi fatti con strumenti di ascolto della rete, confermano una positiva opinione diffusa rispetto al nome.

C’è qualcosa altro che vi interessa sapere su 令和 Reiwa ? Fatemelo sapere.

 

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7 Commenti

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    Reply
    O
    Maggio 11, 2019 at 19:56

    “la fonte di provenienza che, per la prima volta, non è la letteratura classica cinese ma il testo di un Waka una poesia classica”.
    Non è così. Un waka è una poesia in giapponese. Il testo da cui è stato tratto Reiwa non è un waka, ma l’introduzione ad un gruppo di waka dedicati al tema del “pruno”. Questa introduzione, anche se composta da giapponesi, è scritta in kanbun, ossia in cinese, non in giapponese.

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      Reply
      Fabiana
      Maggio 12, 2019 at 15:28

      Caro/a/i O,
      grazie per l’approfondimento e la precisazione.
      Come dici tu, i caratteri di Reiwa sono compresi nel quinto volume nel canto introduttivo di 32 waka dedicati all’albero di Ume chiamato 梅花(Ume no Hana) o più in dettaglio il brano ha il titolo di 梅花謌卅二首并序(trascrizione kundoku 梅花の歌 三十二首、并せて序)
      La scelta di non approfondire, pur essendo un’opera di altissimo valore, sul Man’yoshu era voluta per non portare fuori tema l’articolo e anche perché non mi sembrava la sede adatta per parlarne.

      Tuttavia, senza entrare in dettagli filologici, il Man’yoshu è un’opera della letteratura giapponese che ha posto le basi per la scrittura di questa lingua.
      Ovviamente non stiamo parlando della lingua moderna che alterna kanji, kana e romaji ma di un tipo di scrittura (chiamata proprio da quest’opera, Man’yogana) dove i caratteri cinesi sono utilizzati seguendo la sintassi giapponese e per il loro valore fonetico. Il testo originario sarebbe infatti questo 于時、初春令月、氣淑風和、梅披鏡前之粉、蘭薫珮後之香 ma non è scritto in lingua cinese, anche se sono utilizzati solo dei kanji.
      Ed è proprio questa l’importanza del Man’yoshu per il nome Reiwa: essere la prima opera della letteratura giapponese classica ad essere utilizzata come fonte d’ispirazione.

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        O
        Maggio 12, 2019 at 18:46

        Sbagli.
        Il testo dell’introduzione 序 da cui sono stati tratti i caratteri di Reiwa non è in man’yogana, che sono tutta un’altra cosa, ma in kanbun 漢文、ovvero in cinese, seppur composto da autori giapponesi. Infatti il testo che tu riporti nell’articolo (『初春(しよしゆん)の令月(れいげつ)にして、気淑(よ)く風和(やはら)ぎ、梅は鏡前(きやうぜん)の粉(こ)を披(ひら)き、蘭(らん)は珮後(はいご)の香(かう)を薫(かをら)す』) è il kundoku 訓読, ossia la traduzione in giapponese classico del testo in cinese. In questo testo originale in kanbun i caratteri non sono usati secondo il loro valore fonetico ma secondo il loro valore semantico.
        春 significa primavera, 風 significa vento, 梅 significa pruno, e così via.

        I man’yogana, con cui tu stai facendo molta confusione, si usano per trascrivere le parole giapponesi usando i caratteri cinesi ma (in genere) ignorando il loro significato, come ad esempio nella frase 皮留久佐乃皮斯米之刀斯 , che corrisponde all’hiragana はるくさのはじめのとし (皮=は、留=る、久=く, ecc), ossia, nella notazione moderna, all’espressione 春草の初めの年.
        Il Man’yoshu contiene sia poesie in giapponese, scritte con i man’yogana, sia brani introduttivi in kanbun (cinese), ed è da uno di questi ultimi che è stato tratto Reiwa.

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    O
    Maggio 11, 2019 at 21:36

    Non è vero che “il sistema delle ere è stato definitivamente istituzionalizzato con l’epoca Edo (XVII secolo) “.
    Esso è stato adottato in maniera definitiva nell’anno 701, cioè già prima dell’inizio dell’epoca Nara.

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    Reply
    Fabiana
    Maggio 12, 2019 at 15:42

    “Istituzionalizzato” qui da intendere come “un’era per ogni imperatore”: la Storia precedente riporta anche di nomi diversi per uno stesso imperatore o di periodi storici nei quali non fosse definito con certezza un unico nome.
    Attualmente la legge che definisce i termini e le procedure per l’adozione del nome di una nuova era la n.43 del 1979. Maggiori dettagli e il link al testo integrale si trovano qui https://ja.wikipedia.org/wiki/元号法
    Un saluto!

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    O
    Maggio 12, 2019 at 19:30

    Mi dispiace insistere, ma sbagli ancora.
    La prassi di “un’era per ogni imperatore” (一世一元の制) è cominciata soltanto con l’imperatore Meiji. Ancora durante il regno dell’ultimo sovrano di epoca Edo, Komei Tenno, a partire dal 1846, si susseguirono ben 7 gengo. E periodi storici nei quali non fosse definito con certezza un unico nome ci sono stati soltanto all’inizio, prima dell’epoca Nara. https://ja.wikipedia.org/wiki/%E5%85%83%E5%8F%B7%E4%B8%80%E8%A6%A7_(%E6%97%A5%E6%9C%AC)
    Un saluto a te.

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      Reply
      Daniela
      Maggio 13, 2019 at 10:34

      Buongiorno,

      mi permetto di intervenire in quanto admin di questo sito. Non entro nel merito della questione, lascio a Fabiana la parola se vuole continuare a intervenire, ma ci tengo semplicemente a sottolineare il fatto che buona creanza vuole che quando si entra in casa d’altri ci si presenta col proprio nome (io e Fabiana ci mettiamo faccia, nome e cognome) e si cerca di essere rispettosi del lavoro altrui come prima cosa.

      Questo è un blog che tratta di diversi aspetti del Giappone pensato per un pubblico che vuole essere più ampio possibile, sia per “addetti ai lavori” (definiamoli così), sia per chi del Giappone sa poco o nulla. Non ho personalmente la pretesa di pubblicare articoli scientifici, che ovviamente necessitano di altri tipi di approfondimento, né lo pretendo da chi collabora con me. Se negli articoli ci sono sviste, omissioni o errori (cose che possono capitare anche mettendo la massima attenzione nel controllo delle fonti e nell’editing) ovviamente si possono segnalare, anzi ogni segnalazione in tal senso è sempre ben accetta perché mi/ci permette di migliorare il lavoro fatto, ma sottolineo di nuovo che può essere fatta anche verso mostrando un minimo di rispetto ed educazione verso chi impiega parte del suo tempo e della sua preparazione in questo lavoro di divulgazione, che facciamo volontariamente e per passione, e senza far partire discussioni senza alcuno scopo.

      Non mi interessano le gare a chi è più preparato, dunque ti ringrazio per i tuoi commenti, se l’articolo necessiterà di modifiche le faremo, ma ti informo che ulteriori commenti che non rispettano le norme elementari di educazione, che per me partono dai saluti, non saranno semplicemente pubblicati.

      Nel mio sito non accetto flame e dispute sterili, e dal momento che ritengo che l’argomento sia stato già sufficientemente trattato, la discussione si chiude qui.

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