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Ritratto di famiglia con tempesta, il nuovo film di Kore-eda Hirokazu

Ritratto di famiglia con tempesta

Intenso ritratto familiare in cui aspettative e realtà si scontrano, riuscirà la tempesta del titolo a riportare armonia in famiglia? 

Titolo originale: Umi yori mo mada fukaku『海よりもまだ深く』
Regia: Kore-eda Hirokazu
Anno: 2016
Durata: 117 minuti
Cast: Abe Hiroshi, Maki Yoko, Yoshizawa Taiyo, Kiki Kilin
Distribuzione: Tucker Film

Una famiglia, e il peso delle aspettative e dei sogni che inevitabilmente si scontra con la vita di tutti giorni. La vita di Ryota, interpretato da un magistrale Abe Hiroshi, non è andata esattamente come si aspettava: promessa (non mantenuta) della letteratura, con un secondo romanzo che stenta a decollare, un’anziana madre che vive in un complesso residenziale, amorevolmente rassegnata, una (ex) moglie e un figlio che non possono proprio fare affidamento su di lui, un lavoro da detective privato per tenersi a galla e una vita da giocatore d’azzardo. Eppure, Ryota, nei suoi sogni da ragazzo cercava la stabilità, un impiego “banale” da funzionario che lo tenesse il più possibile lontano dalla figura inetta del padre, al quale oggi si ritrova molto più simile di quanto avrebbe desiderato, vivendo una realtà decisamente meno appagante di quanto si aspettava. Poi, si scatena un violento tifone che costringe tutta la famiglia a restare chiusa in casa, basterà questa notte di tempesta a Ryota per cercare di nuovo quell’armonia familiare tanto desiderata, e a rimarginare le ferite del passato?

La trama di questa dolceamara commedia familiare è apparentemente molto semplice, ma il tocco sensibile di Kore-eda ci permette di entrare nel cuore di questa piccola famiglia disfunzionale (d’altronde, non lo sono un po’ tutte le famiglie a modo loro?), scandagliando i legami affettivi e i sentimenti che legano tra loro i personaggi. Un film non sentimentale, ma profondamente introspettivo, in cui Kore-eda ci parla di inettitudine e di (possibile) redenzione, di caduta e riscatto, senza una vera e propria critica o giudizio, ma solo in qualità di osservatore attento della realtà e delle sue molteplici sfumature.

“Non tutti diventano quello che volevano essere”

È da questo assunto che nasce il personaggio di Ryota e si sviluppa la storia, una storia che riguarda tutti noi: riusciremo a soddisfare da adulti le aspettative e i nostri sogni da bambini? Il film alla fine si basa tutto su questo corto circuito tra sogni e realtà, la dura lotta di tutti i giorni per realizzare ciò a cui aspiriamo, che poi non è altro che la felicità, il desiderio di trovare il nostro posto nel mondo. Al centro di questa commedia dalle tinte apparentemente leggere, che celano dietro tutto il dramma e le difficoltà della vita, abbiamo la riflessione su come si diventa quello che si è, ma anche come fare ad accettare che la vita che si sognava non si sia avverata e come affrontare la realtà che ci tocca giorno per giorno, con tutti i suoi fallimenti, come quello di un matrimonio che finisce, e le sue inevitabili sofferenze. Non tutti ce la fanno a realizzarsi, c’è chi si arrende, e c’è chi come Ryota, nonostante tutto, prova lo stesso a lottare, continuando a cercare una via per la felicità, per quanto sia ormai lontana dal futuro che aveva immaginato per sé. E quindi ecco che il presente, il “qui e ora”, sembra diventare l’unico rifugio possibile di un mondo dove niente è permanente, in particolare modo i rapporti umani.

In una notte di tempesta Ryota cercherà di nuovo la sua famiglia, probabilmente quello che troverà sarà diverso da ciò che si aspettava, ma nonostante tutto, forse insieme troveranno un modo per andare avanti e ritrovare la felicità persa.

Conosco poco la produzione di Kore-eda Hirokazu (di suo ho visto soltanto Our Little Sister, di cui vi ho parlato in occasione di #LibroGiappone), ma già dalla sola visione di questi due film è evidente quanto al regista sia caro il tema della famiglia e dei complessi legami che uniscono le persone, e di come i nostri genitori influenzino in maniera decisiva e in modo profondo il nostro essere a questo mondo (anche se durante la conferenza di presentazione di questo film, Kore-eda ha anticipato che nel prossimo film cambierà genere, lanciandosi nel legal thriller). I suoi sicuramente non sono film di azione, ma contemplativi, in cui una grande attenzione è posta ai più piccoli dettagli, alla ricerca di una realtà che sia il più possibile vera.

Il film uscirà nelle sale italiane il 25 maggio distribuito dalla Tucker Film, una giovane realtà che ha già portato in Italia film giapponesi come Departures di Takita Yojiro, Confessions di Nakashima Tetsuya, Thermae Romae di Takeuchi Hideki e, l’anno scorso, Tokyo Love Hotel, di Hiroki Ryuichi (senza dimenticare il grande Progetto Ozu, con la restaurazione e digitalizzazione di sei tra le maggiori opere del maestro Ozu Yasujiro).

Vi lascio con il trailer del film, vi consiglio vivamente di andarlo a vedere!

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2 Commenti

  • Reply
    Mami
    maggio 24, 2017 at 09:38

    Sono davvero curiosa di vedere questo film che, dalla tua recensione, sembra essere caratterizzato da quella semplice, ma allo stesso tempo profonda, quotidianità di cui sono intrise tutte quelle opere che ai miei occhi sanno tanto di Giappone. Non del Giappone esotico, ma di quello reale vissuto in prima persona da chi ne è parte integrante.
    Grazie per la bellissima recensione 🙂

    • Reply
      Daniela
      maggio 27, 2017 at 11:21

      Grazie a te Mami, il film è molto bello e toccante nella sua semplicità, ed è davvero un modo per osservare il Giappone reale, quello della vita di tutti i giorni. Penso che sia proprio per questa sua caratteristica di osservazione minuziosa della realtà, che Kore-eda viene considerato il nuovo Ozu. In effetti i ritratti familiari lo ricordano molto.
      Fammi sapere se poi vai a vedere il film e cosa ne pensi! 🙂

    Lascia qui un commento :)

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