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#3cosegiapponesi di marzo

La sentite, ormai, la primavera che è qui e ci circonda? Come l’Italia, Roma infatti è letteralmente piena di ciliegi in fiore, anche il Giappone sta lentamente fiorendo in questi giorni, Tokyo si tinge di rosa e i parchi si riempiono di persone che sono pronte ad accogliere la bella stagione e il nuovo anno che comincia.

Ne abbiamo già parlato tante volte, in Giappone marzo è il mese della fine e aprile è quello degli inizi. Ormai anche io mi sono abituata a contare l’anno in questa maniera, e mi fa sorridere perché mi sono resa conto che la mia vita è costellata in pratica di nuovi inizi: a gennaio, quando ci prepariamo ad accogliere l’anno nuovo che comincia secondo il calendario; ad aprile, seguendo il flusso giapponese, quando la natura si risveglia, le giornate diventano tiepide e torna la voglia di ricominciare tante nuove attività; e infine, settembre, da noi il mese dell’inizio per antonomasia, l’inizio della scuola, del lavoro, dell’università, di tanti nuovi progetti che aspettano solo di essere iniziati. Mi piacciono tutti questi nuovi inizi, che suggeriscono l’impressione che la vita sia sempre in divenire, e mai statica.

Poi, questo per me è un anno particolare, e vivrò il mio speciale nuovo inizio con il caldo di luglio, nel pieno dell’estate, la stagione che più amo e che quest’anno mi riserverà qualcosa di unico e inaspettato.

Marzo. Marzo è stato un bel mese, che mi ha regalato belle soddisfazioni e nuove emozioni. Sto anche ritrovando un po’ di energie, dopo un inverno lunghissimo che mi ha fatto trascinare i piedi per un bel po’, privandomi della mia voglia di fare e disfare. Su Instagram trovate un po’ della mia vita di tutti i giorni, quella che non è solo Giappone, qui invece ecco le #3cosegiapponesi del mese appena trascorso.

BOOKS

11 marzo 2011-11 marzo 2017: sono passati 6 anni dal giorno in cui nel Tohoku, nel nord-est del Giappone, si è scatenato l’inferno in terra. Il terremoto, seguito dallo tsunami che tutto ha portato via con sé, seguiti poi dall’emergenza nucleare di Fukushima. Un dolore, una devastazione da cui in tanti ancora stanno cercando di riprendersi. È una zona del Giappone che non conosco, fuori dalle rotte turistiche più battute, ma che spero un giorno di poter conoscere e scoprire più da vicino.

E il nostro bookclub, #LibroGiappone, ha deciso di dedicare tutto il mese di marzo alla lettura di un romanzo molto intenso: Radio Imagination di Seikō Itō, vincitore del premio Noma.

Il romanzo, non di facile lettura, nonostante il tono all’apparenza scanzonato, ruota attorno al dolore e alla devastazione a seguito del terremoto dell’11 marzo attraverso le parole di chi non c’è più, ma non si arrende all’idea di abbandonare questo mondo senza far sentire la propria voce. È il mondo dell’immaginazione, o forse per meglio dire del “non-reale”, che permette un dialogo, e che ci consente di ascoltare la voce dei morti. Si tratta di una riflessione sull’importanza di non dimenticare le tragedie che ci colpiscono e chi non c’è più, ma anche una critica al mondo dell’informazione e dei media.

“Come siamo arrivati fino a oggi? Non siamo forse andati avanti mano nella mano con i nostri morti? È stato così dopo i bombardamenti di Tokyo, dopo l’olocausto atomico di Hiroshima, dopo Nagasaki, e dopo altre decine e decine di grandi tragedie. Eppure da un po’ di tempo a questa parte, questo paese non riesce più ad abbracciare i suoi morti. Perché?”

“Già, perché?”

“Perché non riusciamo più a sentire la loro voce.”

FOOD

Ramen ❤ #ramen? #dinnerout #friends #japanesefood #japanesemoments #dinner #cenegiapponesi #waraku

Un post condiviso da Daniela (@tradgiappone) in data:

Per tornare a cose più terra terra, sono finalmente andata al nuovo Waraku. Waraku è stato il primo a portare il ramen a Roma (sembra uno scioglilingua, lo so!), ed è un merito di cui bisogna assolutamente dargli atto. Nato come circolo culturale, prima di fatto non era altro che una palestra in cui si praticano arti marziali, ora ha lasciato la vecchia sede al Pigneto per trasferirsi non lontano, sempre sulla Prenestina, creando un vero e proprio bistrot giapponese. Il nuovo locale è molto carino, piccolo e un po’ raccolto, ma con un bel giardino che sicuramente si potrà ben sfruttare con la bella stagione, e la proposta culinaria rimane tra le più interessanti di Roma: non solo ramen (di cui c’è un’ampia scelta), ma anche gyoza (OTTIMI. E meritano ogni singola maiuscola), okonomiyaki, takoyaki, diverse proposte di soba e udon. Molta scelta anche nelle birre giapponesi, e anche i dolci non sono niente male, sia quelli tradizionali che quelli più di sperimentazione.

Sto preparando un articolo dedicato ai miei ristoranti giapponesi di Roma preferiti, e di sicuro ve ne parlerò in maniera più diffusa anche di là!

JAPAN STYLE

Rimanendo nell’angolo #golositàvarie, nonché #magnalanacosetta, ecco qui una bella sorpresa di fine mese: ho ricevuto la geniale WOWBOX contenente una serie di snack e dolciumi vari assolutamente made in Japan. Voi capirete bene una donna nelle mie gravide condizioni, non può assolutamente restare indifferente dinanzi a tutto ciò! Della WOWBOX e del suo goloso contenuto ve ne ho già parlato diffusamente nel post dedicato (che trovate cliccando qui), cos’altro aggiungere se non che gli snack salati sono stati inesorabilmente fatti fuori nel giro di poche ore? Non sono un’amante di caramelle e affini, che pertanto sono rimaste intonse nelle loro confezioni, ma per il resto devo dire che ho apprezzato.

Anche per questo mese è tutto, auguro a tutti voi una pioggia di snack giapponesi 🙂

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