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Alla scoperta della valle di Kiso: fare trekking lungo l’antica Nakasendo

Devo ammettere che non sono proprio un tipo da montagna, io. Ho infatti una netta predilezione per il mare, i paesaggi costieri, l’odore del mare e la sensazione di salsedine sulla pelle. Tuttavia, se penso a ciò che amo del Giappone, escludendo Tokyo, la prima cosa che mi vengono in mente sono i paesaggi: il verde intenso della natura rigogliosa, le montagne e le dolci vallate. Quando ho iniziato a progettare questo viaggio, la mia prima idea era stata un on the road in Hokkaido, un viaggio che spero di realizzare in futuro, poi visti i pochi giorni a disposizione ho deciso di restare nell’Honshu per scoprirne meglio la zona delle Alpi centrali, una zona che non avevo avuto modo di visitare nei viaggi precendenti. E una tappa a cui tenevo particolarmente era appunto la valle di Kiso, una profonda vallata sita a sud di Nagano, nel cuore delle Alpi giapponesi.

Lungo questa valle si sviluppò un antico itinerario commerciale di 70 km, chiamato Kisoji, che servì come mezzo molto importante per il commercio della zona. Poi, con l’inizio dell’epoca Edo e la nascita delle 5 strade (Gokaidō 五街道), il Kisoji divenne fondamentale nella formazione della Nakasendo (conosciuta anche Kisokaidō), l’antica via commerciale che metteva in comunicazione Tokyo e Kyoto passando attraverso l’Honshu centrale e la zona delle montagne, a differenza della Tōkaidō che correva lungo la costa del Pacifico.

Tsumagome – numero 43 delle 69 stazioni di posta lungo la Kisokaido, Hiroshige (1835-1840)

 

L’antica Nakasendo era lunga oltre i 500 km e contava 69 stazioni di posta, piccoli villaggi che avevano lo scopo di fornire un punto di ristoro ai viandanti, che qui potevano riposare, mangiare, bere e comprare alimenti da consumare durante il viaggio.  L’antico percorso (che partiva da Nihonbashi, a Tokyo) ormai non esiste più, sostituito da strade statali, tuttavia alcuni tratti sono ancora preservati e percorribili a piedi. Tra le stazioni di posta, Tsumago, Magome e Narai sono oggi quelle meglio conservate, e qui è possibile percorrere gli stessi sentieri in pietra degli antichi viandanti e ammirare le costruzioni in legno, segno di un’epoca ormai lontana.

Valle di Kiso, giorno 7

Devo ammetterlo: ho lasciato Shirakawa-go con un macigno nel cuore, salutare questa valle incantata mi dispiace tantissimo, vorrei prendermi tutta la mattina per continuare a girare con calma, perdermi tra le sue strade, osservando da lontano la vita che doveva essere stata in queste case, su queste montagne. Comunque non possiamo indugiare oltre, il nostro autobus ci attende, salutiamo la famiglia gentilissima che ci ha ospitato dopo una ricca colazione in stile giapponese, e con i nostri zaini in spalla saliamo a bordo, si torna a Kanazawa.

Da qui il percorso non è dei più semplici, né dei più veloci; in “linea d’aria” Shirakawa-go e Magome (la nostra tappa nella valle di Kiso) non sono lontanissime, il problema è che non c’è un collegamento diretto, quindi dobbiamo fare un giro piuttosto lungo: da Kanazawa lo shinkansen ci porta fino a Nagano. Da qui, lo Shinano limited express ci conduce in un paio d’ore fino a Nakatsugawa, da cui prenderemo l’autobus per Magome, dove arriveremo nel primo pomeriggio.

Tombino a Nakatsugawa

Troviamo subito il delizioso ryokan che ci ospiterà, una locanda storica di oltre 100 anni, in cui si respira un’atmosfera d’altri tempi. Magome è un villaggio delizioso, la sua strada lastricata, le botteghe di senbei e i negozietti tradizionali, le locande lungo la strada, tutta dà la sensazione di essersi fermato nel tempo. Sicuramente i diversi edifici della cittadina hanno subito diversi restauri (è molto tirata a lucido), tuttavia ciò non inficia, a mio parere, l’autenticità del luogo.

Il percorso sale fino al passo Magome-toge e poi scende giù verso cascate e campi coltivati. Sullo sfondo si stagliano i monti che circondano la vallata, con le sue sfumature di verde, un’immagine da cartolina.

 

La giornata è stupenda, l’aria è fresca e si respira davvero un’atmosfera unica. Noi siamo arrivati piuttosto tardi, quindi non incontriamo tanti turisti lungo il nostro peregrinare: qui tutto chiude alle 17-17.30, e dopo questa piacevole passeggiata nel tempo che è stato, torniamo al nostro ryokan, dove ci attende una magnifica cena.

La cena è squisita e da mangiare già solo con gli occhi: la cura, la precisione nella presentazione è qualcosa che riesce sempre a commuovermi. I proprietari sono molto gentili e disponibili, e dopo cena fanno radunare gli ospiti intorno all’irori per insegnare a tutti una danza tradizionale della valle. Ovviamente qui la sera non c’è una vera e propria vita: la cittadina con il calare della notte va a dormire, non ci sono locali o ristoranti aperti (a parte quelli delle locande) e tutto si spegne sotto il cielo stellato. Noi ne approfittiamo per riposarci un po’, e goderci il fresco della sera di fine estate.

Il giorno dopo purtroppo ci attende una giornata molto meno bella: il cielo grigio e i nuvoloni non preannunciano niente di buono, ma noi non ci tiriamo indietro, il nostro trekking lungo la Nakasendo ci attende!

Il percorso che oggi è possibile fare, e che ripercorre l’antica strada commerciale, è lungo circa 8 km, e come consigliano tutte le guide, il percorso migliore è quello che va da Magome a Tsumago (confermo!). Questo perché, dopo un primo tratto in salita (circa un paio di km), il resto è tutto in discesa e pianeggiante, e si percorre piuttosto facilmente.

Premetto subito che né io né mio marito siamo particolarmente allenati, inoltre per non essere vincolati agli orari dell’ufficio turistico, nonostante sia possibile spedire il proprio bagaglio da Magome a Tsumago (al costo di 500 Yen), noi decidiamo di percorrere tutta la strada con i nostri zaini in spalla (e con le cerate, e sotto la pioggia battente. Una favola, insomma!). E devo dire, nonostante tutto il percorso è abbastanza fattibile, noi abbiamo impiegato circa 3 ore, facendo diverse tappe in attesa che spiovesse.

Il percorso si snoda quasi per intero all’ombra degli hinoki (i cipressi), tipici di questa zona, e tocca campi di riso e boschetti di bambù. Siamo quasi completamente immersi nella natura e nel verde, intorno a noi si sente solo il rumore della pioggia che cade. Lungo il percorso si incontrano diverse campanelle: servono a scongiurare possibili attacchi da parte di orsi (siamo pur sempre in un bosco!), poco incoraggiante diciamo (ripensando poi che sull’aereo hanno trasmesso Revenant è ancora meno incoraggiante!).

 

Bosco di bambù

Comunque la strada procede tutto sommato abbastanza liscia, nessun orso all’orizzonte, mentre incontriamo in senso opposto un’allegra combriccola di pensionati giapponesi, freschi e riposati come rose, che ci salutano e ci incoraggiano (le nostre facce erano sicuramente tutto tranne che fresche e riposate).

Campi di riso lungo la strada

Ammetto che verso la fine del percorso inizio a sentire molto la stanchezza, finisce finalmente di piovere e torna il sole, il clima si fa subito umidiccio e le cerate ci si attaccano addosso come una seconda pelle (alla fine del trekking, butterò la maglietta che indossavo quel giorno, impossibile da salvare!). Ma ormai ci siamo, arriviamo finalmente a Tsumago, la stazione di posta numero 42 lungo la Nakasendo.

Incontri lungo la strada 🙂

Devo dire che il tempo non dei migliori e la calca di turisti, non mi permette di apprezzare pienamente questo villaggio incastonato tra le montagne: le costruzioni in legno, le locande tradizionali, i ristoranti di soba. Tutto riporta alla memoria di quello che deve essere stato secoli fa questo villaggio, sicuramente quello più autentico e meglio conservato.

Questa zona è di una bellezza e di un fascino unici, la natura rigogliosa, le montagne che circondano la vallate, i villaggi tipici con le loro case in legno: tutto qui permette di immergersi per un momento nel Giappone più autentico e tradizionale, un ricordo ormai lontano e che col tempo, purtroppo, tende sempre più a sbiadire.

Il nostro viaggio nel cuore del Giappone sta per concludersi, a breve dovremmo tornare nella sfavillante Tokyo per i nostri ultimi giorni prima del rientro in Italia (già mi sento triste a pensarci). Però, alla fine di questa lunga passeggiata nel bosco, dopo esserci ristorati come gli antichi viandanti tra le strade di Tsumago, visto che abbiamo fatto prima di quanto pensassimo, decidiamo di fare la mattata e di fare un salto a salutare Kyoto, prima del ritorno a Tokyo.

Ma di questo ne parleremo la prossima volta 🙂

Informazioni utili

Come arrivare: sicuramente il modo più veloce per arrivare alla valle di Kiso è via Nagoya, da dove è possibile prendere il treno JR Shinano limited express che conduce alla valle (viaggio coperto dal Japan Rail Pass). Per arrivare a Magome, da Nagoya scendere a Nakatsugawa (50 minuti), da qui prendere un autobus che in 30 minuti circa porta a Magome (560 yen). Per Tsumago, invece, si scende alla stazione di Nagiso: da qui si prende l’autobus che in 10 minuti circa porta a Tsumago (300 yen).

Dove soggiornare: per fare il trekking e ammirare con calma i piccoli paesi della vallata, il consiglio è quello di soggiornare per una notte in zona. La parte di trekking più facile è quella che da Magome conduce fino a Tsumago, noi abbiamo soggiornato a Magome e ci siamo trovati molto bene nel ryokan Tajimaya (prezzo in mezza pensione per 2 persone circa 18,000 Yen).

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7 Commenti

  • Reply
    Pellegrina
    marzo 25, 2017 at 20:40

    Oh! Credevo che queste immagini esistessero ormai solo nei film di Miyazaki. Invece ci sono ancora! Che bellezza!!
    Contrariamente a voi sono abituata a fare trekking, lo amo quanto il mare 🙂 e mi sarei goduta certamente anche l’altra parte dell’escursione. Adesso sono rimasta con la curiosità!
    Complimenti per avere proseguito con la pioggia, per chi non è abituato non è una cosa scontata anche se mi pare che la quota fosse bassa.

    • Reply
      Daniela
      marzo 26, 2017 at 11:20

      Ciao Pellegrina, grazie per il tuo commento! 🙂 Diciamo che questa escursione è stata davvero un bel tuffo nel passato, un’occasione per vedere paesaggi e villaggi che sembrano fermi nel tempo, un’avventura bellissima!
      Noi in effetti siamo poco allenati, io cammino molto ma in città e non siamo avvezzi a passeggiate nel verde, infatti sicuramente non eravamo neanche ben equipaggiati. Tutto sommato confermo che il percorso non era assolutamente difficile, anzi, forse per chi è abituato a trekking più intensivi può risultare quasi noioso, comunque nonostante il tempo è stata davvero una bella camminata, immersi nel bosco e con bellissimi paesaggi intorno a noi. In realtà il percorso l’abbiamo fatto tutto, non siamo riusciti ad andare a vedere una cascata per la quale serviva una piccola deviazione, ma dato che in quel momento stava ancora piovendo non ce la siamo sentita, temendo di allungare troppo! Comunque se vai in Giappone te la consiglio assolutamente! 🙂

  • Reply
    Pellegrina
    marzo 26, 2017 at 13:49

    Beh, basta “solo” trovare quasi 3000 euro, dopotutto…
    Scherzo ci andrei molto volentieri, anche subito, ma lo dovrei fare da sola e i costi aumenterebbero ancora, perché le stanze singole ormai costano quanto una doppia, come se chi viaggia solo viaggiasse con due stipendi anziché uno.

    A parte questo, il trekking nei boschi anche se non in quota può essere stupendo, rigenerante, il vostro ne è la prova; l’equipaggiamento può essere molto semplice se non si sale, il percorso è breve e pianeggiante e il sentiero è molto evidente e curato come quello. Può servire una buona hardshell (completo impermeabile non imbottito) per proteggersi dall’acqua che mi pare in Giappone sia frequente, con aperture laterali per far uscire il vapore acqueo favorito dall’umidità, quello sì, e un buon coprizaino. A volte basta un ombrellino non in acciaio, addirittura. Le scarpe però devono essere buone, sempre per via del bagnato. Esistono anche magliette di fibre traspiranti, ma io personalmente vado in brassière perché il caldo raddoppia la fatica e quindi perché soffrire?

    Sai cosa mi ha affascinato? Il primo paesino dove le strade non sono di asfalto ma di pietre! Ecco l’ideale sarebbe una passeggiata così e poi un pomeriggio nelle vasche calde. Insomma la natura in Giappone mi pare semplicemente splendida e molto molto curata. E pure i ryokian e le case pensione. Davvero una vacanza pacificante! Mi chiedevo se la vostra passeggiata sia inserita in una serie di tappe di un trekking più lungo, magari ad anello, che si può percorrere o lasciare secondo l’umore.

    Ho letto che fai la traduttrice. Magari mi sapresti spiegare una cosa che ho letto tempo fa? Che la Storia di Genji è stata tradotta in italiano solo dall’inglese e che a tutt’oggi non esiste una versione moderna in lingua occidentale che non dipenda da quella vecchia e rimaneggiata traduzione inglese, rivista secondo il gusto e la sensibilità ottocentesca? E che siano stati ritradotti soltanto gli ultimi libri composti più tardi?
    Grazie!

    • Reply
      Daniela
      marzo 27, 2017 at 17:48

      Ciao, guarda in realtà facendo scelte oculate e muovendosi abbastanza per tempo, si riesce a spendere meno di 3000 € anche da soli. E’ vero che di solito le stanze singole costano di più, ma ci sono tantissime ottime soluzioni economiche in Giappone, che si riesce a risparmiare qualcosa (contando sempre che si tratta di un viaggio intercontinentale!).
      Sì il paesino di Magome mi ha conquistato, trasmettendomi un senso di calma assoluta, una passeggiata davvero piacevole. I percorsi di trekking in Giappone in realtà non mancano, alcuni credo anche siano collegati tra loro (se non sbaglio, ancora oggi è possibile percorrere diversi tratti della Nakasendo ancora conservati da Tokyo fino a Kyoto, dovrebbero esserci percorsi ad hoc), però non sono informatissima in materia.
      Sulla traduzione, la traduzione che dici tu del Genji Monogatari è stata l’unica disponibile per tantissimo tempo, ma oggi c’è una nuova traduzione direttamente dal giapponese curata da Maria Teresa Orsi, che risale al 2015, ti lascio il link su amazon: https://www.amazon.it/storia-di-Genji-Shikibu-Murasaki/dp/8806226533/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1490629680&sr=8-1&keywords=storia+di+genji

      • Reply
        Pellegrina
        marzo 27, 2017 at 23:00

        Ma grazie! Non sapevo nulla di questa nuova traduzione, un lavoro monumentale! A me l’altra era piaciuta così così. Adesso ci riprovo, però.
        Magome mi ha dato esattamente la stessa impressione: calma assoluta. Un balsamo ristoratore. Certo un trekking di un paio di settimane in un’atmsfera simile è tentante.

  • Reply
    Elena
    marzo 27, 2017 at 11:19

    Che meraviglia! Ho letteralmente gli occhi a cuoricino, non 懐かしい, di più! 🙂
    Le camminate in montagna o collina sono una delle cose che mi mancano di più del Giappone, i sentieri in cui si incontra di tanto un tanto una coppia di anziani che ti salutano con un sorriso… e poi quei villaggi! L’avrò detto mille volte ormai, ma quel Giappone che profuma di tradizione tocca sempre il mio cuore.
    Spero di riuscire a visitare questi luoghi in un futuro viaggio nel Sol Levante.
    Non vedo l’ora di leggere il post sulla toccata e fuga a Kyoto, so già che mi riempirà di malinconia, ma しょうがない…

    Buon inizio di settimana cara, un abbraccio!

    • Reply
      Daniela
      marzo 27, 2017 at 17:52

      Ciao Elena, è proprio quello che intendevo, del Giappone amo tantissimo i paesaggi, i villaggi un po’ isolati che sembrano essere rimasti fermi nel tempo, la natura che circonda tutto… io lo dico sempre, a Tokyo c’è una parte del mio cuore, ma del Giappone amo tutto, sopratutto la dimensione più intimista e tradizionale.
      Ah Kyoto, solo a ripensarci mi scappa un sospiro, quanta bellezza in un unico luogo!
      Un abbraccio a te! <3

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