4 In Cinema

Your name. 「君の名は」

Il solito sogno che ho già fatto, ma che non riesco mai a ricordare. Però… però, la sensazione di aver perso qualcosa… quella rimane anche dopo molto tempo.

Your name. Kimi no na wa 「君の名は」

Un storia di destini incrociati, legati da un sottile filo rosso, che va al di là del tempo dello spazio. Quello che potremmo considerare romanticismo allo stato puro, si delinea in una storia all’apparenza semplice e anche un po’ banale, ma che riesce a toccare con estrema delicatezza alcune corde facendole vibrare intensamente. Una storia che si fa seguire piacevolmente, e che esattamente come i sogni rimane in un certo senso impalpabile, lasciandosi dietro quell’impressione che qualcosa di importante ci stia sfuggendo tra le mani.

Grazie a Nexo Digital e Dynit anche in Italia abbiamo avuto modo di vedere distribuito al cinema (anche se per pochi giorni) l’ultimo film di animazione di Makoto Shinkai, Kimi no na wa (Your name), uscito in Giappone lo scorso agosto e campione d’incassi in terra nipponica, tanto da consacrarlo come l’anime di maggior successo del cinema giapponese, secondo soltanto al capolavoro di Miyazaki, La città incantata.

Mitsuha e Taki. Due liceali che, tra sogno e realtà, si trovano a vivere l’uno nel corpo dell’altra. Mitsuha vive in un paesino sulle sponde di un lago, Itomori, immerso nelle campagne giapponesi. Un luogo quasi fuori del tempo, dove per i ragazzi non ci sono grandi attrattive o divertimenti, e tutto è scandito dai ritmi ancestrali della natura, e dai riti religiosi. Taki, invece, è un ragazzo di Tokyo, appassionato di disegno, con un lavoretto in un ristorante italiano e una cotta per la sua collega. Basta una notte, e le loro vite si incrociano, iniziano a vivere lei nei panni di lui, e lui in quelli di lei. Illusi si tratti solo di un sogno, si scontrano presto con la realtà delle cose che li travolge, e che dura fino al loro successivo risveglio.

Lo scambio di corpi è un espediente noto e arcinoto, qui non viene in alcun modo spiegato ma dato come fatto assodato e accettato, a un certo punto, da entrambi i ragazzi, che trovano persino un modo di comunicare tra loro, attraverso i loro cellulari. E tutto sommato funziona egregiamente, provocando un primo momento di ilarità, tra imbarazzi, malintesi e intromissioni più o meno desiderate nella vita altrui, per poi man mano trasformarsi in un momento di riflessione e di scoperta e accettazione di sé, che si realizza nella scoperta dell’altro.

Si procede per contrasti, tra due mondi diversi e lontani: ragazzo e ragazza, ma non solo; la metropoli tentacolare e e piena di vita contrapposta alla quiete della campagna giapponese, una riflessione tra passato e presente del Giappone, tra piani temporali che man mano vanno confondendosi.

La seconda parte del film entra più nel vivo della storia, si supera il mero espediente dello scambio delle vite con i divertenti siparietti che causa, per entrare un po’ più in profondità e con alcuni elementi che complicano notevolmente la trama, ma riescono comunque a catalizzare l’attenzione (nel cinema a un certo punto si sentiva il pubblico tifare letteralmente!) e a far mantenere in modo abbastanza coerente la necessaria sospensione di incredulità.

Your Name. Il tuo nome. Cercarsi e ritrovarsi in qualche modo, nonostante i tempi complicati, inseguendo quel filo rosso del destino che lega inesorabilmente due vite. Un film che è un vero e proprio viaggio, non solo di scoperta di sé, ma di ricerca di quel qualcosa che ci manca e che ci serve per riuscire in qualche modo a completare “il quadro”.

Devo dirlo, a me il film è piaciuto molto, sarà la mia passione per le storie romantiche e per le trame vagamente contorte (anche se questa tutto sommato filava abbastanza liscia), ma non ho potuto che apprezzarlo. Anzi, credo mi sbilancerò proprio dicendo che tra gli anime visti negli ultimi anni, probabilmente è quello che mi è piaciuto di più, e senza dubbio, il migliore di Makoto Shinkai.

Va detto, la storia non ha lo spessore di alcuni dei più bei film dello Studio Ghibli (per questo non riesco a considerare Shinkai il naturale erede di Miyazaki), i due protagonisti non hanno mai un grosso approfondimento psicologico e rimangono in un certo senso bidimensionali. E tuttavia questa storia, pur nella sua semplicità funziona, riesce a trascinarti in quella dimensione tra sogni e realtà in cui tutto sembra possibile, in cui l’amore vince su tutto e il destino riesce a compiersi.

Ovunque tu possa essere nel mondo… Verrò a cercarti

Sui disegni trovo quasi superfluo pronunciarmi, personalmente li trovo sempre visivamente di grande impatto, realistici, riescono a farti entrare dritto nella storia, e sembra quasi di muoversi con i protagonisti tra le strade di Tokyo, o tra i sentieri di montagna all’ombra degli aceri rossi, o nell’atmosfera calda e allegra di un matsuri.

Alla fine di tutto, ciò che il film mi ha lasciato è quella sensazione dolceamara che solo certe storie adolescenziali si portano dietro. Quelle, e quell’attimo prima del risveglio, in cui ci si muove ancora tra i contorni sfumati del sogno che a poco a poco si tramuta in realtà e si ha la sensazione di lasciarsi dietro qualcosa di importante e bello, che la luce chiara del giorno renderà a poco a poco informe.

Musubi, questa parola ha un significato profondo. Intrecciare i fili è musubi, i legami tra le persone sono musubi, lo scorrere del tempo è musubi.

Le corde intrecciate che noi creiamo rappresentano il flusso del tempo. Convergono e prendono forma. Si intrecciano e si aggrovigliano. A volte si sciolgono, a volte si spezzano, per poi legarsi nuovamente… Questo è musubi, questo è il tempo.

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4 Commenti

  • Reply
    Elena
    febbraio 22, 2017 at 16:11

    Bellissima recensione!

    Decisamente il film migliore di Makoto Shinkai, si ha proprio l’impressione che dietro ci sia un lavoro di scrittura che mancava, a questi livelli, in tutte le sue opere precedenti. Pur non allontanandosi anni luce dalle sue tematiche stavolta ha arricchito la trama con espedienti non originalissimi secondo me, ma che funzionano bene. Dall’inizio alla fine si rimane incollati allo schermo, quasi sperando che il film non finisca, e già questo è un gran traguardo.

    Con me poi si vince facile mostrando le due facce del Giappone, soprattutto quella dimensione di “inaka”, matsuri e spiritualità tradizionale di cui ho tanta nostalgia.

    Sui numeri del suo successo forse storco un po’ il naso, perché per quanto molto piacevole non penso sia ai livelli né dello Studio Ghibli né di tanti altri autori di spessore. Credo molto sia dovuto al passaparola nei tempi dei social media, quindi c’è proprio poco da fare.
    Me lo riguarderei volentieri anche ora, comunque!

    • Reply
      Daniela
      febbraio 23, 2017 at 11:30

      Grazie Elena! 🙂
      D’accordissimo con tutto quello che hai scritto, si percepisce che dietro c’è una struttura narrativa che riesce a sostenere il film e che nei lavori precedenti mancava (lasciandomi sempre con un po’ di amaro in bocca).
      La trama se poi andiamo a vedere di per sé non è nulla di speciale, né di particolarmente originale, ma comunque funziona, riesce davvero a coinvolgerti, pur nella sua semplicità.
      Sul successo sono d’accordo, è un film molto bello, mi è piaciuto, lo consiglio agli amanti del genere, ma non riesco proprio a considerarlo un capolavoro, e ritengo comunque i lavori di Miyazaki diverse spanne sopra. Mi ha fatto pensare un po’ a La la land, che casualmente ho visto nella stessa settimana, un film molto carino e piacevole, ma tutte queste nomination all’oscar… boh! E a tal proposito, so che anche Your name era in lizza, ma preferisco di gran lunga la scelta che hanno fatto su La Tartaruga Rossa, non so se hai avuto modo di vederlo, ma un film di una tale delicatezza e profondità non mi capitava da tantissimo!
      A presto!

  • Reply
    Barbara
    febbraio 25, 2017 at 19:27

    Carissima Daniela, grazie per l’interessante e stimolante recensione. Che fortuna che questo film sia stato “concesso” dai distributori anche da noi in Italia. Sarebbe bello se accadesse lo stesso anche per un altro lungometraggio che ha vinto diversi premi e che dai trailers sembrerebbe delizioso. Sicuramente lo conosci anche tu: この世界の片隅に, tradotto in inglese come In This Corner of the world. Allego qualche link. Sto cercando disperatamente un modo per potermelo vedere in streaming in rete, ma è ancora evidentemente presto – persino per i blog in lingua inglese…
    https://www.youtube.com/watch?v=eH8FvaLoGeY
    https://en.wikipedia.org/wiki/In_This_Corner_of_the_World
    (il trailer del sito ufficiale è il più carino…http://konosekai.jp/)
    Osakini…

    • Reply
      Daniela
      febbraio 27, 2017 at 12:27

      Ciao Barbara, spero vivamente che il grande successo di pubblico in Italia spinga i distributori a portare altri gioielli di animazione giapponese nei nostri cinema. Ho sentito parlare di In this Corner of the World, molto bello il trailer e la storia è sicuramente del genere che a me piace, speriamo davvero ci sia presto modo di vederlo anche da noi 😀

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