1 In Giappone in Italia

#3cosegiapponesi di Novembre

Ve ne siete accorti, vero? Di quanto poco tempo ho dedicato al blog questo mese. Novembre mi ha travolto, il tempo è volato anche se a me è parso di muovermi in tutt’altra dimensione, in cui tutto si muoveva al rallentatore e niente sembrava andare avanti. In movimento, ma allo stesso tempo immobile. E a risentirne purtroppo è stata un po’ tutta la mia attività online, mi spiace non aver più aggiornato il blog, ed essere stata poco presente sui social, ho ricevuto un bello scossone fisico ed emotivo che mi ha un po’ bloccata, impedendomi di mettere nero su bianco pensieri ed emozioni.

Ho in lista tantissimi articoli da scrivere, e spero che con dicembre avrò tempo e modo di rimettermi in pari, sicuramente a breve dovrò parlarvi del magnifico Koenji Awa Odori a cui ho avuto modo di assistere a Tokyo quest’estate, e non vedo l’ora di farlo (stavo anche preparando un video per mostrarvelo!).

E comunque, anche se nella mia dimensione tutta sembrava fermo, in realtà novembre è stato un mese piuttosto frenetico, che ho potuto riempire con tante bellissime attività, tra cui una toccata e fuga a Milano per vedere la mostra dedicata ai 3 grandi dell’Ukiyo-e, Hokusai, Hiroshige e Utamaro, una mostra davvero molto bella e imponente, che vi consiglio assolutamente di visitare.

E dunque, anche se novembre è stato un mese a tratti sfibrante, non sono mancate le mie tradizionali #3cosegiapponesi del mese, con le immagini tratte dal mio profilo Instagram (mi trovate sempre come @tradgiappone).

FOOD

 

Il mese è iniziato alla grande, ho avuto infatti modo di frequentare una lezione dedicata alla cucina giapponese tenuta dal famoso chef Hiro della TV. I piatti proposti sono stati tutti piuttosto semplici come preparazione (chawan mushi, tempura e salmone marinato), ma deliziosi e di sicuro effetto. Era la prima volta che mi capitava di partecipare ad una lezione di cucina (anche se mi è capitato di tenerne in giapponese, ma questa è un’altra storia!) e devo dire che è stata un’esperienza molto bella e particolare: avevamo la nostra postazione, una mini-dispensa cui attingere per preparare i nostri piatti, dopo l’accurata spiegazione dello chef, e tutto il tempo di sperimentare e preparare, oltre che ovviamente mangiare quanto cucinato. Chef Hiro devo dire è proprio una bella persona, simpatica e alla mano, e molto preciso e chiaro nelle spiegazioni. E per la prima volta sono riuscita a fare una tempura quasi perfetta (forse leggermente unta, ma non sono riuscita a far assorbire bene l’olio), croccante al punto giusto, sicuramente una ricetta che riciclerò per Natale (e di cui vi parlerò presto anche sul blog, promesso!).

EVENTI

Per rimanere in ambito gastronomico/culinario, approfittando della moltitudine di eventi legati al Giappone grazie ai festeggiamenti del 150° anniversario dei rapporti tra Italia e Giappone, ho partecipato a questa interessante serata, che si è svolta presso il Ramen bar Akira (di cui vi avevo già parlato qui, e per il quale confermo la mia buona prima impressione), dedicata al sake, la tradizionale bevanda fermentata a base di riso. Un percorso molto interessante sulla storia e la produzione del sake, di cui abbiamo modo di degustarne 6 varianti.

Abbiamo imparato che il sake si può consumare freddo, a temperatura ambiente e caldo, con una temperatura di degustazione che varia dai 5° ai 55° (conferendo note e sensazioni diverse). Il sake viene di solito suddiviso in quattro categorie principali: può essere aromatico, dal sapore fresco e fragrante, e vagamente fruttato; oppure rinfrescante e molto leggero; ricco, estremamente corposo, aromatizzato con riso al vapore, e infine invecchiato, dal sapore più intenso e con un aroma di frutta secca.

Abbiamo assaggiato un sake crudo, dal gusto piuttosto particolare e intenso, oltre a diversi sake junmai, vale a dire puro, preparato soltanto con riso bianco, koji di riso e acqua, senza aggiunta di alcol.

È stato incredibile notare la varietà di gusti e intensità, e vedere come alcuni tipi di sake si sposino benissimo con i formaggi italiani, o anche con i dolci. Si è trattato di un incontro davvero molto interessante che ci ha permesso di scoprire qualcosa di più sul mondo del sake. La degustazione è stata organizzata da Bere Giapponese, e i sake sono stati spiegati dalla sommelier Akiko Maeda.

EVENTI 2

A fine novembre sono finalmente riuscita ad andare a Milano per la mostra dedicata a Hokusai, Hiroshige e Utamaro, esposizione che si svolge presso Palazzo Reale fino al 29 gennaio 2017, promossa dal Comune di Milano‐Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo. Dal comunicato stampa ufficiale:

Gli uomini e gli animali, gli umili testimoni dell’esistenza quotidiana, la leggenda e la storia, le solennità mondane e i mestieri, tutti i paesaggi, il mare, la montagna, la foresta, il temporale, le tiepide piogge delle primavere solitarie, l’alacre vento agli angoli delle strade, la tramontana sull’aperta campagna, i volti delicati delle donne.

Tutto questo, più il mondo dei sogni e il mondo del meraviglioso, sono i soggetti prediletti dei tre artisti per eccellenza del “Mondo Fluttuante” (l’ukiyo-e): Hokusai, Hiroshige e Utamaro. Proprio ai tre artisti dell’ukiyo-e è dedicata la mostra che si apre il 22 settembre 2016 fino al 29 gennaio 2017 a Palazzo Reale a Milano e che, attraverso 200 silografie policrome e libri illustrati provenienti dalla prestigiosa collezione del Honolulu Museum of Art, propone un viaggio nel mondo artistico e umano dei tre maestri, che ancora oggi, come nei secoli precedenti, hanno influenzato scuole e artisti del Giappone e dell’Europa, contrapponendo all’etica del samurai il godimento del singolo momento, il piacere, il divertimento in ogni sua forma.

hokusai

200 opere esposte suddivise in sei sezioni, per un viaggio all’interno delle stampe del mondo fluttuante, stampe che raggiunsero l’apice della popolarità tra il XVIII e il XX secolo, il cui successo fu determinato dalla ricca borghesia di città che richiedeva opere non più legate alle antiche tradizioni, ma rappresentative della società contemporanea e dei suoi costumi. I temi di queste stampe, soprattutto quelle del primo periodo, sono diversi da quelli canonici della pittura giapponese, il cui repertorio si basava su esecuzioni convenzionali di paesaggi, fiori, animali e stagioni. L’attenzione degli artisti dell’ukiyo-e si sposta dal paesaggio agli uomini e la loro opera intende rappresentare il mondo e i vari aspetti della vita della popolazione della città e della cultura urbana. Questo fino all’avvento di Hokusai e Hiroshige, quando l’attenzione venne spostata nuovamente sugli aspetti della natura, sebbene in modo sensibilmente diverso da quanto fatto in passato.

Le sei sezioni della mostra si articolano in questo modo: Paesaggi e luoghi celebri: Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria e vedute celebri: HokusaiRivali di “natura”: Hokusai e Hiroshige; Utamaro: bellezza e sensualitàI Manga: Hokusai insegna.

Molto bella la parte dedicata alle 36 vedute del Monte Fuji di Hokusai e alle 53 stazioni del Tōkaidō, mentre mi è molto dispiaciuto vedere Utamaro rilegato in fondo alla mostra con una selezione tutto sommato poco approfondita.

Utamaro. Fiori di Edo

Utamaro. Fiori di Edo

Hiroshige. Ponte sotto la pioggia

Hiroshige. Ponte sotto la pioggia

Ecco a voler cercare un po’ il pelo nell’uovo in un’esibizione che merita tanto e che permette di ammirare in Italia innumerevoli xilografie giapponese (evento più unico che raro), è che nonostante nel titolo compaiano i 3 grandi nomi dell’Ukiyo-e, di fatto il grosso dell’approfondimento è tutto su Hokusai, una scelta che comprendo ma che trovo, se mi si passa il termine, un po’ “commerciale”, mentre sarebbe stato bello permettere al pubblico italiano di scoprire nomi un po’ meno conosciuti. Insomma, le persone erano, ovviamente, tutte ammassate di fronte alla grande onda di Kanagawa, mentre la parte finale dedicata a Utamaro era quasi vuota. Anche la selezione di stampe di Hiroshige devo ammettere che non mi ha entusiasmato, ma qui riconosco che è perché vengo da un’esperienza passata, quella della mostra dedicata appunto a Hiroshige svoltasi a Roma nel 2009, che ha permesso davvero al pubblico di avere una visione completa di questo artista che, personalmente, preferisco anche a Hokusai nelle stampe dedicate alla natura.

Ecco, probabilmente è sbagli fare paragoni, ma mentre la mostra del 2009 l’ho trovata molto messa a fuoco e divulgativa (sicuramente anche perché dedicata esclusivamente a un artista), quest’ultima l’ho trovata vagamente più confusionaria. Ma ovviamente senza nulla togliere alla grandezza di questa esposizione, che come ho detto mi è molto piaciuta e che consiglio di visitare assolutamente. Il mio punto di vista è dettato soprattutto dalla mia passata esperienza con altre mostre, e dal mio lavoro di divulgazione della cultura giapponese in Italia.

Se poi volete saperne un po’ di più sulle stampe del mondo fluttuante, qui trovate un mio vecchio articolo dedicato all’Ukiyo-e, mentre per la mostra di Milano, vi rimando direttamente al loro sito.

Se potete, vi consiglio di visitare la mostra nei giorni feriali, dato che il week-end è letteralmente presa d’assalto (le prime sale sono state un incubo da vedere di sabato pomeriggio), e viste le lunghe code, se non vi va di attendere potete acquistare i biglietti in anticipo qui.

E voi siete stati alla mostra di Milano? Qual è stata la vostra impressione?

Alla prossima 🙂

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1 Commento

  • Reply
    #3cosegiapponesi di gennaio (e dicembre) | Tradurre il Giappone
    febbraio 16, 2017 at 11:40

    […] rimanere in tema Hokusai, grande protagonista di una magnifica mostra che si è tenuta a Milano (e di cui vi ho accennato qui), non potevo lasciarmi sfuggire questa grandiosa biografia a fumetti dedicata al “vecchio […]

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