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Mohican Comes Home: Estate Giapponese 2016

Resoconto della serata: commedia (o meglio, dramedy) psichedelica in salsa JPunk/Rock, sake come se piovesse e sculture di caramelle. What else?

Dunque, in una settimana abbiamo avuto ben due film giapponesi al cinema e due recensioni (ed entrambi i film, tra l’altro, con la stessa protagonista femminile: Atsuko Maeda). Vi ho già parlato del film Tokyo Love Hotel, nelle sale italiane (non so per quanto ancora, ma se volete vederlo, vi conviene affrettarvi!), oggi invece torniamo a un classico dell’estate romana, l’Isola del Cinema che da 8 anni dedica un paio di serate al cinema giapponese. Vediamo insieme com’è andata 😉

E così, un’altra estate giapponese è passata, portando con sé un po’ dell’atmosfera nipponica nella capitale, e permettendo al pubblico romano di godere di due belle serate da festa tipicamente giapponese per l’ottavo anno consecutivo. Ormai devo dire è diventata una tradizione piacevole, un’occasione speciale per respirare un po’ di “Giappone de noantri“. Ed è sempre bello constatare quanto questa manifestazione ogni anno accolga sempre numerosi ospiti. Ma veniamo a un veloce riepilogo della serata, e poi passiamo alla recensione del film della seconda serata all’Isola del Cinema: Mohican Comes Home, di Shuichi Okita.

L'isola del Cinema, all'Isola Tiberina - Roma

L’isola del Cinema, all’Isola Tiberina – Roma

estate giapponeseLa serata si è aperta in una piacevole atmosfera tra gli stand dedicati allo spazio gastronomico, parentesi devo dire sempre più misera ma amen, ci accontentiamo, con l’onnipresente, seppur ottimo, Sushisen che ha riproposto il consueto mini-donburi nelle tre varianti: pollo teriyaki, salmone e yasai tempura. Tutto molto buono eh, per carità, ma porzione talmente risicata che a fine spettacolo abbiamo dovuto “rifarci” con un super maritozzo con panna, poco giapponese, ma decisamente molto buono, e in grado di soddisfare il mio stomaco appena appena solleticato dal mini-don. Si è rivelata invece molto interessante la dimostrazione di amezaiku 飴細工, tecnica che ammetto non conoscevo prima di questa serata. Si tratta di un’arte popolare e tradizionale che consiste nel modellare, in tempi rapidissimi, caramelle con le forme più disparate: quella sera andavano forte gattini e fiori di sakura, ma c’erano anche caramelle con i segni dell’oroscopo cinese. La lavorazione è estremamente veloce, gli artigiani lavorano ad alte temperature le caramelle, e con le loro abili mani trasformano questa pasta di zucchero in forme incredibili, la modellatura avviene in pochissimi minuti, prima che lo zucchero si raffreddi e si indurisca, poi si procede alla colorazione della caramella. Mi incanto sempre a vedere come gli artigiani e gli artisti giapponesi in generale riescano a specializzarsi in settori così particolari dedicando alle queste attività tutta la loro vita, una passione che nasce dalle loro mani, e che dopo tanti anni di pratica permette loro di realizzare dei piccoli capolavori.

estate giapponese

Mini donburi con yasai tempura

Mini donburi con yasai tempura

Dopo la dimostrazione e la conseuta degustazione di sake, ci siamo spostati nell’arena per la dimostrazione di danze tradizionali giapponesi, e dopo i saluti di rito è iniziata la proiezione del film.

Film del 07 luglio:

mohicanMOHICAN COMES HOME (Mohican Kokyo ni Kaeru モヒカン故郷に帰る)

(2016) Regia di Shuichi Okita. Interpreti: Akira Emoto, Atsuko Maeda, Ryuhei Matsuda, Masako Motai.

Band Death Metal e bande scolastiche, una famiglia eccentrica unita dall’amore per la musica (e per il non-sense). Voto ***.

Il moicano torna a casa: 7 anni dopo essere migrato a Tokyo per tentare la carriera di musicista in una band death metal, Eikichi (Ryuhei Matsuda), decide di tornare a casa, al paesello natio situato in un’isoletta un po’ sperduta del mare interno di Soto, al largo di Hiroshima, portando con sé la sua ragazza Yuka (Atsuko Maeda), incinta, per informare la famiglia della novità. Novità che saranno accolte in maniera alquanto bizzarra, con il padre Osamu, direttore della banda del liceo del paese, che evidentemente non prende granché bene la notizia dando al figlio del buono a nulla, per poi decidersi a organizzare una festa con tutta la piccola comunità per festeggiare il ritorno a casa del figlio. Purtroppo, si scoprirà presto che Osamu è malato di cancro ai polmoni, ormai incurabile, e Eichiki decide quindi di rimanere più tempo con la propria famiglia, e accompagnare il padre in questo percorso, cercando di accontentarlo nei suoi desideri.

mohican comes home1

Il film riesce a tracciare con estrema delicatezza e ironia un momento drammatico della vita di una famiglia, mantenendo un tono scanzonato per la sua intera durata, e alleggerendo in questo modo la tensione. Chiunque abbia avuto a che fare con un parente o un genitore malato di cancro, sicuramente potrà capire: la paura, lo sconforto, il rifiuto, con la speranza di trovare in altro una possibile cura (un altro dottore, un altro ospedale, cure alternative a base di tisane o intrugli vari). Eppure il merito di questo film è proprio quello di riuscire sdrammatizzare il tutto,  alternando momenti comico-grotteschi a ad altri commoventi, sempre con un tratto leggero e senza cadere nel sentimentalismo. mohican comes home

È sicuramente la cifra stilistica del regista, che nelle sue storie cerca di dare una vena eccentrica a ritratti famigliari, riuscendo a bilanciare in un (quasi) perfetto equilibrio dramma e commedia, sofferenza e risata, esattamente come nella vita stessa, nel nostro costante susseguirsi di eventi felici ed eventi tristi. E alla fine di tutto Osamu e Eikichi, fulcro attorno cui ruota l’intero film, non sono altro che due lati della stessa medaglia, quella della grande passione per la musica che rappresenta il vero ponte di congiunzione tra i due.

Il difetto del film, come di molti altri film contemporanei giapponesi, è l’eccessiva lunghezza: 2 ore, a mio modesto parere, sono troppe per una commedia e il rischio, concreto, è quello di perdersi in dettagli superflui e reiterare momenti e concetti all’infinito, portando a un calo dell’attenzione. Rimane tuttavia un film piacevole da guardare, toccante e mai banale, forse un po’ ai limiti dell’assurdo, ma che con leggerezza è in grado di ritrarre uno spaccato di vita familiare, riconoscibile dalla maggior parte di noi, inserendola in un contesto particolare, e contrapponendo quel Giappone rurale, sempre più lontano, con quello moderno della metropoli, di Tokyo.

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1 Commento

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    #3cosegiapponesi di Luglio | Tradurre il Giappone
    ottobre 25, 2016 at 15:32

    […] Luglio si è confermato un mese denso di eventi dedicati al Giappone, anche in virtù del 150° anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone. E se la mostra dedicata a Domon Ken all’Ara Pacis (vedi anche post sulle #3cosegiapponesi di giugno) proseguirà fino a settembre, a fine luglio ha invece inaugurato la mostra dedicata alla Scultura Buddhista presso le Scuderie del Quirinale, un’occasione unica per ammirare opere (35 i pezzi esposti) per la prima volta in Italia. Ma luglio è ormai da tradizione anche il mese dell’Estate Giapponese, iniziativa che da 8 anni porta un po’ di atmosfera giapponese nell’Estate Romana. Per vedere com’è andata quest’anno, potete dare un’occhiata al mio report: Mohican Comes Home: Estate Giapponese 2016. […]

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