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お茶を飲みましょう。Il tè in Giappone: varietà e modi di dire

ひさしぶりね~

E’ da un po’ che non scrivo, il mio ultimo post risale quasi a un mese fa, ma marzo è un mese un po’ strano. Inizia a farsi sentire l’aria di primavera, le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti e piacevoli, e la tradizionale stanchezza primaverile comincia a farsi sentire. Questo è il periodo in cui, più di tutti, ho voglia di riposarmi e staccare la spina, ma marzo è anche un mese piuttosto impegnativo.

E marzo in Giappone è il mese in cui ci si appresta a chiudere tutti i conti dell’anno: è infatti la fine dell’anno fiscale  giapponese, il mese dei bilanci, il mese in cui ci si appresta a chiudere un capitolo della propria vita (lavorativo, scolastico) per iniziarne un altro ad aprile, che invece è il mese dei nuovi inizi, il mese dei rinnovamenti, ben rappresentato dalla fioritura dei ciliegi di questa stagione, a cavallo tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.

E oggi, pensando ai cambiamenti e a quel senso di rinascita che la primavera porta con sé, voglio offrire a tutti voi che mi seguite una bella tazza di tè verde.

tè verde

In giapponese il tè è お茶, ocha, e chiaramente quando si parla di tè, si intende sempre il tè verde.
Il tè arriva in Giappone dalla Cina, come moltissimi altri aspetti culturali del paese del Sol levante, e la sua divulgazione è strettamente legata al buddhismo zen: furono infatti i seguaci dello Zen a introdurre e divulgare la cultura del tè verde in Giappone, tanto da trasformarla da semplice bevanda a vero e proprio culto, con la pratica della cerimonia del tè (il chadō 茶道 la via del tè, o cha no yu 茶の湯 letteralmente l’acqua calda del tè).

Nel Giappone di oggi il tè verde viene consumato quotidianamente, chiunque è stato in Giappone avrà notato che è consuetudine consumare il tè durante il pasto. Ne esistono diverse varietà, classificate in base al tipo di pianta utilizzata e alla sua lavorazione.

Oggi vediamo 3 modi di dire che utilizzano la parola tè (ocha), abbinandoli a tre tipologie di tè verde che potete trovare in Giappone.

お茶を濁す

[ocha wo nigosu]

Letteralmente: “intorbidire il tè”. Vuol dire confondere le acque,agire in maniera poco limpida, vaga e ambigua al fine di ingannare il prossimo, per non mostrarsi per quello che si è veramente. Il senso è quello di salvare le apparenze, cavarsela con furbizia. E’ un modo di dire sicuramente legato al cha no yu: infatti, il tè preparato da mani poco esperte, rischia di essere troppo torbido o comunque non conforme ai dettami della cerimonia e quindi, in questi casi, di fatto si offriva un tè ingannevole.

A questo modo di dire, possiamo sicuramente abbinare il maccha 抹茶, cioè il tè in polvere, è sicuramente la tipologia più famosa, si tratta infatti del tè usato nella cerimonia del tè. Le foglie vengono cotte al vapore, asciugate e ridotte poi in polvere finissima. E’ molto utilizzato anche per la preparazione di dolci e gelati.

matcha

茶腹も一時

[chabara mo ittoki]

Anche una tazza di tè può calmare la fame per un po’.

the-verde-sencha1Certo, diciamo che è molto difficile che una tazza di tè possa saziarvi (nel mio caso impossibile, direi), ma sorseggiare una tazza di tè è sicuramente un ottimo modo per ingannare l’attesa, mentre siete al ristorante. E io in Giappone, effettivamente, faccio proprio così, mentre attendo la mia ordinazione.

Qui io abbinerei il sencha 煎茶, un tipo di tè molto pregiato, che prima viene scaldato a vapore, poi la foglia viene lavorata e infine arrotolata. In Giappone è utilzzato per il consumo giornaliero e si tratta del tipo di tè verde più diffuso.

茶番劇

[chaban geki]

Chaban geki non è un modo di dire, si tratta di un termine che significa farsa, facezia, pagliacciata. E qui voi mi chiedere, cosa c’entra il tè? Vediamo allora l’origine di questa parola.
Geki 劇 è il termine di teatro, e qui già avete una prima spiegazione del significato. Ma perché proprio farsa?
Chaban 茶番 viene da chaban kyōgen 茶番狂言: il kyōgen è una forma comica di teatro, nato insieme al e di cui, per lungo tempo, ha rappresentato un semplice intermezzo ludico fra un atto e un altro. Il chaban kyōgen invece si sviluppa in epoca Edo, nella prima decade del 1700, inizialmente come semplice passatempo degli attori del teatro kabuki, in seguito si diffuse come forma artistica soprattutto tra i saloni letterari di Edo. Ma qual è l’origine di chaban?

In origine, chaban era la persona che assisteva alla preparazione del tè e si occupava di servirlo, questo termine poi venne adottato nel gergo teatrale per indicare lo sketch in cui l’attore che recitava appunto la parte del chaban, doveva occuparsi della presentazione dei kibutsu 器物, cioè degli utensili e il vasellame da tè, attraverso una serie di gag e improvvisazioni.bancha

Al termine chaban geki non possiamo che abbinare il bancha 番茶: una tipologia di tè verde piuttosto diffusa, adatto non solo agli adulti ma anche ai bambini, visto il basso contenuto di teina. Bancha non è altro che il tè comune, adatto a qualunque situazione.

Alla prossima 🙂

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2 Commenti

  • Avatar
    Reply
    Anna Lisa
    Giugno 5, 2014 at 14:55

    Mi ero persa questo post, che è interessantissimo (e non lo dico solo perché sono una teinomane accanita!). Leggendolo, riflettevo su quanto la lingua rifletta la cultura di un popolo e anche la sua storia gastronomica-folklorica: in italiano non abbiamo espressioni idiomatiche legate all’esotico tè (o, se ce ne sono, sono davvero poche), mentre abbondano quelle dedicate al mondo del vino.
    Insomma: paese che vai, bevande e modi di dire peculiari che trovi! 🙂

    • Avatar
      Reply
      Daniela
      Giugno 6, 2014 at 10:28

      Ciao Anna Lisa, in effetti quando ho scritto il post mi sei subito venuta in mente tu. 🙂
      Interessante la tua considerazione, non ci avevo pensato quando l’ho scritto ma è proprio vero quello che dici: lingua e cultura sono legate a doppio filo, e questo poi si riflette in tanti modi di dire ed espressioni idiomatiche.

      Grazie per il commento (e la condivisione!), a presto 🙂

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