2 In Lingua e traduzione

Il giapponese e il lavoro

Oggi parliamo dello studio del giapponese, e soprattutto dei possibili sbocchi lavorativi che questa lingua offre. Purtroppo non ho un’esperienza tale che mi consente di dare i consigli migliori a chi intende impegnarsi nello studio di questa lingua, ma cercherò lo stesso di offrire la mia visione partendo dal “basso” della mia esperienza, sperando che possa essere utile a qualcuno.

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Allora vi siete iscritti all’università, vi siete impegnati e vi siete laureati, magari col massimo dei voti, e siete andati in Giappone per un periodo più o meno lungo a seconda delle vostre disponibilità economiche (e qui ci sarebbe da aprire un’enorme parentesi, ma non è questa la sede, mi ripropongo di farlo più avanti). Benissimo, avete fatto il vostro dovere. Ora arrivano i guai. Perché quando vi scontrerete col mondo del lavoro, vi renderete conto che poi il giapponese non è che sia proprio la lingua più richiesta al mondo, almeno non quanto sembrasse all’università. Il giapponese non è il cinese, la ormai arci-nota “lingua del futuro”, ma non è neanche l’inglese, la lingua di comunicazione mondiale per eccellenza, né tantomeno nessuna delle lingue europee che può essere sfruttata benissimo in Europa e in Italia. Il giapponese è una lingua di nicchia, parlato praticamente solo in Giappone (se escludiamo le zone di immigrazione giapponesi, Brasile, Hawaii, Guam ecc.), quindi a meno che non si riesca a lavorare con (o in) questo paese o con il suo popolo, sarà molto difficile riuscire a sfruttarlo. La buona notizia è che i giapponesi tanto pochi non sono, e soprattutto viaggiano, e molto in Italia, e questo può considerarsi un primo sbocco lavorativo.

Il giapponese il turismo

In Italia probabilmente, uno dei settori in cui può essere maggiormente richiesta la conoscenza di questa lingua è il turismo, che occupa circa due milioni di persone. Soprattutto se si ha la fortuna di vivere in una città d’arte, è un settore da non sottovalutare, che si spera, continui a crescere. Ma che lavori si possono fare nel turismo? Vediamo subito.

Uno può essere senz’altro quello di guida turistica, che accompagna persone singole o gruppi di persone nelle visite ad opere d’arte, a musei, a gallerie, a scavi archeologici, illustrandone le attrattive storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche e naturali. Per svolgere questa professione c’è bisogno di un patentino abilitante, che si ottiene attraverso concorso presso la propria provincia di residenza. Solitamente il concorso prevede uno scritto e un orale, con domande su archeologia, storia dell’arte, monumenti ecc relativi alla provincia per cui si vuole ottenere il patentino. Durante l’orale poi ci sarà anche la prova in lingua (o lingue) straniera. Si tratta di un esame particolarmente difficile, ma, almeno per ora, è l’unico modo per ottenere l’abilitazione. Certo poi provenire da corsi di studio come Archeologia, Beni Culturali e Arte sicuramente agevola (e se non sbaglio consente di saltare una parte dell’esame), ma con una buona preparazione linguistica e una forte preparazione in ambito archeologico-culturale, si può fare. Altra figura importante del settore è quella di accompagnatore turistico, che accompagna gruppi in tour in Italia e/o all’estero sin dal’inizio del viaggio, fornendo assistenza, sbriga le formalità doganali e amministrative di viaggio, provvede alla sistemazione negli alberghi prenotati, insomma di fatto scorta i gruppi turistici per tutta la durata del loro viaggio, facendo ben attenzione a non sostiuirsi alla guida turistica, le cui mansioni sono altre. Anche questa è una figura molto affascinante, e inoltre, a differenza della guida che di fatto opera solo all’interno della propria provincia, ha la possibilità di viaggiare e girare il mondo. Anche in questo caso c’è bisogno di un patentino che si ottiene sempre mediante concorso, la differenza è che questo patentino è valido in tutta Italia, per cui è possibile fare il concorso in una qualunque provincia italiana. Anche in questo caso si tratta di uno scritto e uno orale, solitamente le materie d’esame sono tecnica turistica, geografia turistica, tecnica di trasporti, legislazione turistica. Anche qui è possibile abilitarsi in una o più lingue straniere. Un’altra figura che opera nel settore è quella dell’interprete turistico, che solitamente accompagna la guida o l’accompagnatore, quando questi non parlano la lingua dei turisti, fornendo appunto un servizio di interpretariato. E’ sicuramente un tipo di lavoro molto interessante, ma probabilmente nel corso degli anni questa figura tenderà sempre più a sparire, visto che sempre più guide si specializzano in più lingue.

Ma il turismo non è solo guide e accompagnatori. Se non si vuole svolgere un ruolo così di “primo piano”, si può sempre operare nelle retrovie, svolgendo comunque compiti interessantissimi. Un possibile sbocco, anche se difficile visto il periodo di crisi, è quello delle agenzie di viaggi e tour operator. In Italia molte di queste si occupano di Giappone, fornendo sia servizi di incoming (quindi per i giapponesi che vengono in Italia: prenotare alberghi, visite guidate, guide turistiche, organizzare tour, occuparsi dei transfer) che di outgoing (per gli italiani che viaggiano in Giappone, soprattutto fornendo pacchetti turistici). Molte di queste sono giapponesi, come la JTB, o la Jalpak, ma numerose sono anche le agenzie di viaggi italiane che si occupano di Giappone. Altra opzione può essere quella di lavorare alla reception degli hotel, per questo lavoro la conoscenza delle lingue è indispensabile, e il giapponese può dare una marcia in più. Il rovescio della medaglia è che non è semplicissimo entrare “nel giro”, è difficile trovare annunci di lavoro per agenti di viaggio, o receptionist, soprattutto se senza esperienza. Ma non bisogna mai demordere, bisogna bussare a tutte le porte possibili, che prima o poi qualcuna si aprirà.

Il giapponese e la traduzione/interpretariato

Mi sono soffermata in primo luogo sul turismo, perché credo sia il settore in cui è più facile riuscire a trovare lavoro con il giapponese, ma di solito uno degli sbocchi per eccellenza per chi fa lingue è quello della traduzione, o dell’interpretariato. Onestamente quello della traduzione è il settore che io stessa prediligo, e nel quale spero di riuscirmi ad affermare. Il problema degli interpreti e traduttori è che si tratta per lo più di liberi professionisti (è difficile essere assunti come traduttori in-house in un’azienda o in un’agenzia di traduzioni), e quindi tutto dipende dal giro di clienti che ci si riesce a creare. Bisogna pertanto, prima di tutto, essere bravi manager di sé stessi; la libera professione infatti non è per tutti, bisogna imparare a gestirsi come se fossimo un’azienda, e non tralasciare l’aspetto del marketing. Buona parte del lavoro di traduttore/interprete (oltre a quello di tradurre, of course) consiste nel cercare sempre nuovi clienti. Molta abilità ci vuole anche nel farsi pagare dai clienti, che non sempre sono precisi e puntuali nei pagamenti, ma si spera sempre che questa sia più un’eccezione che la regola. Comunque gli inizi sono come al solito la parte più diffice. Come fare per trovare i primi clienti? Come fare a farsi esperienza quando nessuno te la fa fare questa benedetta esperienza? E come lavorare come traduttore e/o interprete col giapponese? Qui purtroppo non ho una risposta pronta, anche io sono ancora in fase di work in progress: i lavori di traduzione dal giapponese non sono moltissimi, e vista la difficoltà della lingua è difficile convincere i clienti ad affidare il lavoro a un traduttore con poca esperienza. Sicuramente, per gli appassionati di manga e anime, un’opzione può essere quella di proporsi come traduttori per uno o per l’altro (o per entrambi): si può tentare contattando le case editrici che pubblicano manga in italia, o frequentando le fiere del fumetto (a fine settembre a Roma ci sarà come ogni anno Romics). Per tradurre anime o film (sottotitolaggio o adattamento) si può provare a contattare o società di sottotitolaggio, oppure gli organizzatori di festival di cinema. Quello che di solito si consiglia agli aspiranti traduttori è fare un tirocinio (in Italia o, ancora meglio, all’estero) presso un’agenzia di traduzioni, così si sarà seguiti da qualcuno con maggiore esperienza che potrà farci entrare in questo mondo e spiegarci un po’ come funziona. O almeno così si spera. Il mio consiglio, per chi vuole addentrarsi nell’ambito della traduzione, è quello di continuare sempre a studiare, aggiornarsi, crearsi dei settori di specializzazione, trovare un modo per distinguersi dal marasma di traduttori “a buon mercato”. E fare molto marketing di sé stessi. Non ci sono ricette valide per tutti, ognuno trova la propria strada a modo suo.

Il giapponese e le aziende

E per chi non vuole fare il libero professionista? Quali sono le alternative? Guardiamoci in faccia, le aziende che cercano persone che sappiano il giapponese non sono molte in Italia. Bisogna trovare aziende che abbiano dei rapporti commerciali col Giappone, e non è una cosa facile, e provare a farsi assumere nell’ufficio import-export. Oppure, un’altra chance è quella di lavorare nelle boutique di alta moda. Ultimamente ho visto tanti annunci di lavoro che cercano addetti alla vendita con conoscenza del giapponese. Solitamente cercano madrelingua, ma a volte c’è spazio anche per i non nativi. Esistono inoltre società che si occupano di servizi per il coordinamento televisivo di programmi per le emittenti giapponesi (NHK, TBS ecc.). Io ho avuto la fortuna di fare il tirocinio in una di queste, confrontandomi così con una nuova realtà. Ho potuto tradurre, occuparmi di servizi televisivi, fare ricerche. E’ un settore molto interessante, anche perché le TV giapponesi hanno molto interesse nell’Italia, soprattutto a livello di curiosità, oltre che chiaramente per la cucina, la moda e l’arte.

Non so se questo mio articolo possa essere di qualche aiuto, ho cercato di fare un riassunto della situazione lavorativa con il giapponese basandomi sulla mia esperienza e su quella di persone che conosco, quindi proponendo sempre una realtà “parziale”. In ogni caso, qualunque sia la strada che si intraprende, l’importante è fare le proprie scelte consapevolmente, e proseguire sulla propria strada con passione, impegno, tenacia. E prima o poi riusciremo a buttare giù qualche porta!

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  • Avatar
    Angelo
    Agosto 10, 2012 at 15:19

    Ciao, complimenti per l’articolo riassume molto bene quello che stavo cercando. Sto ( dopo essere andato via di casa e aver lavorato nel turismo) per iscrivermi all’università, prendendo lingue. Grazie

  • Avatar
    Kaorichan
    Settembre 18, 2012 at 14:11

    Sono arrivata qui durante la ricerca di “traduzioni dal giapponese offerte lavoro”, dalla quale ovviamente non ho cavato un ragno dal buco… ad ogni modo, ti faccio i miei complimenti sia per l’utilità ed i consigli (in questo campo sempre apprezzatissimi), ma anche per ciò che sei riuscita a fare: lavorare con le cose che ami di più!^__^
    Anche io sono una laureata e, al momento, specializzanda in lingua giapponese, ma non riesco a trovare lavoro in questo mondo, o quanto meno essere presa in considerazione… ho provato a contattare chiunque, ma niente e la fortuna non è decisamente dalla mia!(>.<) Ma comunque continuo a studiare, aggiornarmi e praticare la traduzione dal giapponese per conto mio, anche perchè, so che mi crederai, non riesco proprio a farne a meno… ^_-
    Continuerò a seguire le tue pagine!In bocca al lupo!

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