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Mio padre di Inoue Hisashi: testo teatrale sul dramma di Hiroshima

Mio padre

Titolo originale Chichi to kuraseba

di Inoue Hisashi

 

 

Siamo nel luglio del 1948 a Hiroshima. La scena si svolge interamente nella casa di Mitsue Fukuyoshi, una ragazza sopravvissuta alla bomba atomica, la quale si sente in colpa verso coloro che hanno perso la vita, soprattutto quando le si aprono prospettive di felicità futura. Mitsue si innamora, ma il suo animo è scisso in due: da un lato il senso di colpa che le impedisce di vivere quell’amore, dall’altro la volontà di essere felice.
L’intero testo è un dialogo tra Mitsue e suo padre, che appare proprio dal suo desiderio, e la sprona a vivere la sua vita:

Tu sei malata e questa malattia ha un nome preciso! I sintomi sono quelli di chi non può perdonare a sé stesso di essere sopravvissuto ai propri amici, di chi si sente colpevole di vivere…capisco molto bene quello che devi provare. Ma sei viva. Devi continuare a vivere. Quindi adesso piantala con questa malattia!

E’ una storia molto bella e toccante, il libro è pubblicato con il testo giapponese a fronte e  utilizza il dialetto di Hiroshima e i dialoghi sono improntati alla quotidianità.
Quest’opera è stata tradotta e rappresentata in vari paesi. Ovviamente con la traduzione si è perso quello che l’autore definisce il fascino del dialetto di Hiroshima, una delle caratteristiche più importanti del dramma: tuttavia il nucleo tematico è stato mantenuto, grazie anche all’universalità della tragedia che ha colpito la gente di Hiroshima, una tragedia che non può che essere condivisa da tutti gli esseri umani.

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