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Studiare il giapponese in Italia – Prima parte

Chiusa questa breve parentesi estiva, che più che vacanze e relax ha portato per lavoro, lavoro e ancora lavoro, seppur con molte soddisfazioni, ora sono pronta a tornare all’altro mio “lavoro”, quello sul blog. Ecco quindi un post-consiglio per chi si accinge a studiare il giapponese all’università e non ha ancora le idee chiarissime.
Cominciamo dall’inizio, e vediamo subito dove effettivamente si può studiare il giapponese in Italia.

 

Di solito, chi intende studiare una lingua orientale, lo fa nei corsi di laurea di lingue e civiltà (o culture -a seconda dell’ateneo) orientali. In Italia i 3 corsi di laurea più importanti e più frequentati si trovano a Napoli, Venezia e Roma.
L’università l’Orientale di Napoli è sicuramente un istituzione in tal senso. Viene fondata nel 1724 come Collegio de’ Cinesi da Matteo Ripa di ritorno dalla Cina; riconosciuto da papa Clemente VII nel 1732, diviene nel 1868 il Real Collegio Asiatico e nel 1888 Regio Istituto Orientale e ottiene il riconoscimento di università. L’insegnamento della lingua giapponese è inserito nello statuto già dal 1878, ma è solo nel 1903 che verrà istituita la cattedra di giapponese, tenuta da Giulio Gattinoni fino al 1910. Nel 1938 arriva Marcello Muccioli (1898-1976), considerato il fondatore dei moderni studi giapponesi in Italia. Nel 1953 l’istituto cambia nome in Istituto Universitario Orientale e nel 2002 diviene Università degli studi di Napoli L’Orientale.
Oggi il giapponese si può studiare presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, nei corsi di laurea Lingue e culture orientali e africane e Lingue, letterature e culture comparate e presso la facoltà di Scienze politiche nel corso di laurea Scienze politiche e relazioni internazionali, curriculum Studi sull’Asia e sull’Africa.
Napoli costituisce sempre un’ottima scelta per lo studio del giapponese, sia per la presenza di ottimi docente di fama internazionale come Giorgio Amitrano, sia per gli accordi che l’università ha con molte istituzioni giapponesi e per la possibilità di borse di studio.

L’Università Ca’ Foscari di Venezia è sicuramente un’altra importante istituzione in Italia e negli ultimi anni ha probabilmente preso il posto di Napoli in prestigio e autorevolezza dei suoi insegnamenti. Nel 1868 fu istituita come Scuola Superiore di Commercio, e già dal 1873 è attivo l’insegnamento del giapponese, tenuto da Yoshida Yosaku, interprete alla Legazione italiana a Tokyo. La scuola è stata realizzata grazie all’apporto di tre uomini: Luigi Luzzati, che vedeva Venezia come polo di studi economici, Edoardo Deodati, presidente della Provincia e Francesco Ferrara, direttore della Scuola per trent’anni. Il progetto prevedeva insegnamenti teorici e pratici per formare operatori commerciali, corsi ai quali verranno poi affiancati lo studio delle lingue straniere, occidentali e orientali. L’insegnamento del giapponese nella sua prima fase sarà attivo fino al 1888. I corsi furono soppressi per mancanza di fondi, e ripresi per un solo biennio nel 1908-1909; dopodiché per mezzo secolo non si parlò più di giapponese a Venezia. Poi, grazie all’iniziativa dell’IsMEO (Istituto italiano per Medio e Estremo Oriente, oggi ISIAO) nel triennio 1957-60 furono riattivati i corsi di giapponese a Ca’ Foscari, ma i corsi chiusero nuovamente, per poi riprendere nel 1965 con Paolo Beonio-Brocchieri.
Oggi il giapponese si studia presso la Facoltà i Lingue e Letterature Straniere nel corso di laurea LICSAO, Lingue, Culture e Società dell’Asia Orientale, che si divide in due curricola, uno di stampo culturale-letterario, e uno di stampo giuridico-economico. Alla magistrale poi si potrà scegliere tra due corsi di laurea: il LICAO, Lingue e culture dell’Asia Orientale e il nuovo LISAM, Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell’Asia e dell’Africa Mediterranea.
Venezia, a oggi, costituisce probabilmente la miglior scelta per chi intende approcciarsi a questa lingua, non solo per i nomi importanti che vi insegnano, ma anche per le ore che vengono dedicata allo studio effettivo della lingua, credo che in Italia sia il corso di laurea  che dedica il maggior numero di ore allo studio linguistico. Inoltre, soprattutto alla magistrale, ci si dedica esclusivamente a materie legate alla lingua di studio, sicuramente un altro vantaggio che non è offerto da altre facoltà in Italia.

Sapienza – Università di Roma, il più grande ateneo in Europa per numero di studenti, costituisce senz’altro un’ottima e valida alternativa a Napoli e a Venezia e, per il momento, è l’unico ateneo d’Italia ad avere attiva una vera e propria facoltà dedicata agli studi orientali. A Roma l’insegnamento ufficiale di lingue e culture orientali è documentato al 1481, durante il pontificato di papa Sisto IV. L’insegnamento concerne le “tre lingue” contigue, ebraico, arabo e caldaico. Con il siriaco, la triade continua a essere coltivata nei secoli seguenti. Fra il XVI e il XVII secolo Roma si configura la capitale europea degli studi orientali, estesi anche ad altre lingue, come l’armena e la copta.
Per le lingue dell’Asia orientale bisogna tuttavia aspettare il 1878, quando Carlo Valenziani assume l’incarico di docente di Lingue e letterature dell’Estremo Oriente, insegnamento che nel 1923 diviene Storia e Geografia dell’Asia Orientale, docente Giovanni Vacca. Nel 1938 Vacca diviene docente di Lingua, letteratura e storia cinese ma il giapponese viene portato avanti da un lettore madrelingua, Nogami Soichi. Negli anni 1941-53 prende l’incarico di Lingua, letteratura e storia giapponese Giacinto Auriti, poi, dopo un periodo di inattività, il corso riprende nel 1961-65 sotto la guida di Marcello Muccioli, docente a Napoli, per incarico. Il suo posto verrà preso da Giuliana Stramigioli, tornata dal Giappone, che sarà docente ordinario dal 1965 fino al 1985, quando verrà sostituita da Maria Teresa Orsi, oggi in carica.
Oggi il giapponese a Roma si può studiare presso la Facoltà di Studi Orientali nel corso di laurea in Lingue e civiltà orientali, dove è possibile scegliere tra più curricula: curriculum linguistico, linguistico-letterario, linguistico-filologico, monolingua, linguistico-storico e monolingua storico.
Fino a un paio di anni fa era possibile studiare il giapponese anche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia nel corso di laurea Lingue e culture del mondo moderno, ma dall’anno scorso l’insegnamento del giapponese è stato soppresso, e per ora non sembra verrà riattivato. Quindi a oggi l’unica possibilità per studiare il giapponese a Roma è costituita da Studi Orientali, comunque un’ottima facoltà, giovane e con molti docenti preparati e di un certo “peso”, come Maria Teresa Orsi.

Aggiornamento: Per quanto riguarda l’Università di Roma, a seguito della riforma universitaria, si è verificato un accorpamento delle facoltà esistenti, pertanto tutte le facoltà umanistiche sono state raccolte in un’unica facoltà di Lettere, Filosofia, Scienze Umanistiche e Studi Orientali, mentre si è voluto dare maggior peso ai dipartimenti, ed è stato creato l’Istituto Italiano di Studi Orientali. Per quanto riguarda i corsi di giapponese, è possibile studiarlo nel corso di laurea Lingue e Civiltà Orientali triennale e magistrale.

Nel prossimo post-consiglio prenderò in analisi realtà universitarie più piccole, ma comunque molto importanti.

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