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6 e 9 agosto 1945

hiroshima

Sessantasei anni fa le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. L’11 marzo 2011 Fukushima. E’ impossibile non vedere il filo che collega queste tre tragedie che hanno colpito il popolo giapponese. In merito ho trovato quest’articolo che vi ripropongo.

Da Hiroshima a Fukushima, il Giappone rivive l’incubo nucleare

Parla un sopravvissuto del 1945: evitare le contaminazioni

Da Hiroshima a Fukushima, per il Giappone l’incubo nucleare sembra senza fine. Nel giorno del 66esimo anniversario dell’esplosione della prima bomba atomica, all’alba del tragico 6 agosto del 1945, il pensiero dei giapponesi e di tutto il mondo va anche al recente disastro della centrale di Fukushima, le cui reali conseguenze per la popolazione e per l’ambiente sono ancora tutte da capire. Il presidente dell’associazione dei sopravissuti di Hiroshima, Sunao Tsuboi, rivive la paura delle radiazioni. “I giapponesi si devono mobilitare – spiega Tsuboi – per evitare in ogni modo di ingerire alimenti radioattivi. Si devono prendere subito le precauzioni. Noi che già siamo stati contaminati sappiamo che le radiazioni ti restano dentro e ti uccidono poco a poco. Tutto il mondo si deve mobilitare per evitare tutto questo. L’incidente nucleare – aggiunge – mi ha creato una paura profonda, un terrore che nasce da dentro di me”. Nel giorno del ricordo, quando a Hiroshima si commemorano le vittime del fungo nucleare, il primo ministro di Tokyo Naoto Kan ha ribadito l’intenzione di abbandonare progressivamente l’energia atomica.
Tratto da qui.
La poetessa Kurihara Sadako, lei stessa hibakusha, sopravvissuta alla bomba atomica, ha sentito da subito, come altri scrittori, la necessità di portare la sua testimonianza di quanto accaduto quella mattina di 66 anni fa a Hiroshima, e il ricordo della bomba atomica è diventato parte fondante della sua poetica e della sua attività. Eppure le sue poesie, e i suoi saggi, non sono solo sul ricordo della bomba atomica e del bombardamento, sono sulla guerra, sulla questione dell’energia nucleare, sull’educazione alla pace e i movimenti anti-nucleari. Una delle sue poesie più celebri (Hiroshima to iu toki ヒロシマというとき – Quando dici Hiroshima) in realtà accantona per un momento la tragedia vissuta dalla città di Hiroshima, ricordandoci invece quale è stato il ruolo del Giappone durante la seconda guerra mondiale. In questa poesia il nome Hiroshima non è scritto nei suoi caratteri usuali (広島), ma in katakana, il sillabario usato per la trascrizione di parole straniera, questo perché il nome Hiroshima non indica più solamente il luogo, ma diventa metonimia, che assume il significato di tragedia nucleare. In questa poesia in particolare, poi, la parola Hiroshima assume anche il valore di sineddoche, indicando quello che è stato il Giappone militarista e il suo ruolo di aggressore durante la Seconda guerra mondiale.
Alcuni estratti della poesia (traduzione mia)

〈ヒロシマ〉というとき                               Quando dici Hiroshima

〈ああ ヒロシマ〉と                                   credi forse ti risponderanno dolcemente

やさしくこたえてくれるだろうか                    “Ah, Hiroshima”?

〈ヒロシマ〉といえば〈パール・ハーバー〉   Hiroshima – Pearl Harbour

〈ヒロシマ〉といえば〈南京虐殺〉                Hiroshima – lo stupro di Nanchino

〈ヒロシマ〉といえば 女や子供を                Hiroshima – i roghi a Manila,

壕のなかにとじこめ                                    donne e bambini bruciati con la benzina

ガソリンをかけて焼いたマニラの火刑         e gettati nelle fosse.

〈ヒロシマ〉といえば                                Se dici Hiroshima,

血と炎のこだまが 返って来るのだ           risuonano echi di fiamme e sangue.

[…]

〈ヒロシマ〉といえば                            Se dici Hiroshima,

〈ああヒロシマ〉と                               affinché giunga il dolce rimando

やさしいこたえが かえって来るためには  “Ah, Hiroshima”

わたしたちは                                            noi

わたしたちの汚れた手を                        dovremmo prima lavare

きよめねばならない                              le nostre mani sporche.

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